Madre e due figli uccisi a coltellate

La tragedia a Motta Visconti, nel Milanese. Gli inquirenti: “Li hanno sgozzati”.

Potrebbe avere in tempi brevi un colpevole e un perché il triplice omicidio che ha scosso Motta Visconti (Milano), cittadina agricola tra Milano e Pavia, e che ha distrutto una famiglia intera, con una madre e i suoi due figli trovati uccisi nella loro abitazione.

Un delitto efferato, spietato, che ha creato «angoscia» perfino degli inquirenti. La donna, Cristina Omes, di 38 anni, e i due piccoli, Giulia e Gabriele, di 5 anni e di 20 mesi, sono stati sgozzati e sui loro corpi ci sono numerose altre lesioni che non fanno escludere un accanimento.

A trovarli è stato il padre, Carlo Lissi, di 31 anni, rincasando dopo la partita dell’Italia che aveva visto con altri amici, in paese. L’uomo è stato sentito dalla scorsa notte fino a questa mattina, e nei suoi confronti al momento non è stato emesso alcun provvedimento, anche se è rimasto «volontariamente» a disposizione degli investigatori che non hanno mai smesso di confrontare le sue dichiarazioni con quelle di parenti e testimoni, richiamandolo più volte in caserma. Il Procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, pur premettendo che «nessuna pista al momento è esclusa e che non ci sono indagati» ha però aggiunto che «gli accertamenti procedono a ritmi serrati» facendo intendere che nelle prossime ore potrebbero emergere piste precise se non dei fermi.

La coppia e i bambini vivevano in una villa nella zona residenziale di Motta Visconti, all’angolo tra via Di Vittorio e via Ungaretti, su un solo piano e con un grande giardino davanti, che è di proprietà della famiglia di lei, che gestisce un negozio di frutta e verdura. Cristina, in particolare, era conosciuta da tutti perché originaria del paese: «Lavorava come impiegata alle assicurazioni Sai – dice un residente – e prima del secondo figlio faceva la volontaria in Croce Rossa». Il marito, invece, un consulente informatico, lavorava a Milano.

Nella casa la scena apparsa ai soccorritori, intorno alle 2 della scorsa notte, è stata raccapricciante: sangue ovunque e i corpi della bambina nella sua cameretta, del piccolo nel letto matrimoniale e della donna, in soggiorno, martoriati. La cassaforte aperta e i contanti in essa contenuti, una cifra di non particolare entità, pare, spariti, ma senza segni di effrazioni evidenti sul forziere o sulla porta. Forse una messinscena. Al momento, però, non sembra che negli ambienti investigativi si dia molto credito all’ipotesi «esterna» cioè di una sanguinosa rapina, ma l’accanimento e l’assassinio del bimbo più piccolo, avrebbero fatto propendere i carabinieri di Milano, che conducono le indagini, verso un ambito privato.

In queste frenetiche ore si stanno ricostruendo i legami famigliari e le amicizie, sentendo i testimoni, che per tutto il giorno sono stati convocati in caserma a Motta e ad Abbiategrasso (Milano). Tra essi gli amici con cui il marito della vittima ha visto la partita dei Mondiali in televisione, la madre di lei, la cognata di lui e alcuni vicini che potrebbero aver udito delle grida. A mancare, oltre all’arma del delitto (ma si attendono alcune comparazioni su alcuni oggetti definiti «compatibili) è il movente, per trovare il quale si sta scavando nei rapporti privati della coppia, apparentemente buoni anche se alcuni testimoni invece avrebbero raccontato ai giornalisti di gravi problemi. Domani mattina, nella villa in via Ungaretti, è previsto un sopralluogo del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) di Parma che, sulla scena già “cristallizzata” dagli investigatori, dovrà compiere una seconda serie di più approfondite analisi.

15 Giugno 2014

Fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2014/06/15/news/madre-e-due-figli-uccisi-a-coltellate-1.35744325

Impiegata dell’Asl di Pavia arrestata perché “finta cieca”

Falsificava pratiche per i disabili e in cambio prendeva una parte delle pensioni che faceva elargire alle famiglie dal suo sportello

Al suo posto di lavoro era sempre puntuale, precisa ed efficiente. E soprattutto ci vedeva benissimo. Per l’Inps invece si era inventata una cecità totale che le fruttava discreti rimborsi. Poi era riuscita a istruire false pratiche pure per la madre (fatta risultare cieca anche lei), per il figlio e per una lunga serie di amici e conoscenti. Creava invalidità dal nulla, in cambio di una parte dei soldi che i finti disabili poi ricevevano. I casi accertati sarebbero 135. La truffa all’Inps si aggira sul milione e mezzo di euro.

Ancora tutto da chiarire il meccanismo ideato da un’impiegata dell’Asl di Pavia, dislocata una decina di anni fa alla azienda sanitaria dalla Prefettura pavese, per truffare l’Inps. È stata arrestata stamattina a casa sua, a Torre d’Isola, pochi chilometri di distanza dal capoluogo. Da alcuni giorni la donna, Guiduccia Massolini, 51 anni, era in malattia. Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Pavia, coordinati dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Pavia, Gustavo Cioppa,andavano avanti da oltre un anno e le continue incursioni all’Asl non le erano sfuggite. Probabilmente aveva capito cosa stavano cercando. Gli accertamenti sono ancora in corso e verranno sentite almeno 400 persone, tra possibili sospettati di aver approfittato delle sue pratiche truffaldine e pubblici ufficiali che potrebbero averla agevolata. Nei confronti della dipendente, qualifica assistente amministrativo, l’accusa è di corruzione e truffa.

Pare comunque che all’Asl facesse tutto da sola. Dal 2002 lavorava al piano terra della moderna struttura in via Indipendenza, dove ci sono gli sportelli e gli ambulatori per le Fragilità e le Invalidità Civili. Guiduccia, una biondina determinata e risoluta, non era a contatto con il pubblico, sbrigava le pratiche successive. Controllava i documenti, incrociava richieste e valutazioni mediche, poi inseriva i dati per l’ok ai rimborsi e li inviava all’Inps per i pagamenti. Così deve aver capito che non sarebbe stato poi tanto difficile attribuire invalidità inesistenti a persone reali. Un genere di truffa già sperimentato in passato e che le era valsa una condanna nel 2009. Ma allora il raggiro era stato stato di minore gravità (pare avesse fatto ottenere un’indennità maggiorata alla madre), al punto che aveva continuato tranquillamente a lavorare.

Per 8 anni è rimasta dell’ufficio Invalidi, fino a quando nel novembre del 2010, Massolini si è spostata al 4/o piano, a lavorare al Bac (Badget, Acquisti e Controlli), un settore puramente amministrativo. Ma intanto aveva perfezionato un discreto numero di finte pratiche. «Un’ attività truffaldina ampiamente consolidata – hanno detto oggi gli inquirenti – I casi oggetto dell’indagine si sarebbero verificati dal 2005 al 2011 in concorso con altre persone e grazie ovviamente anche alla compiacenza di svariati cittadini ben felici di diventare oggetto di rimborsi, percepiti ingiustamente». Ovviamente Guiduccia non agiva solo per aiutare il prossimo: secondo le indagini dai finti invalidi riceveva dal 50 al 70% delle somme erogate.

13 Gennaio 2012

Fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2012/01/13/news/impiegata-dell-asl-di-pavia-br-arrestata-perche-finta-cieca-1.36505871

LOMBARDIA. PAVIA, 450 ANNI GHISLIERI, MARONI: MATTARELLA ATTENTO AI TERRITORI

(mi-lorenteggio.com) Pavia, 13 giugno 2017 –  “Da quando e’ presidente, e’ gia’ venuto diverse volte in Lombardia, conosce il nostro territorio e i nostri problemi. E’ una persona leale e attenta ai territori, per questo mi sono permesso di chiedergli un aiuto nell’interlocuzione con il Governo. Abbiamo molte partite aperte con Palazzo Chigi, sulle risorse naturalmente. Spero che anche la giornata di oggi possa convincerlo a darci una mano”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti al termine della vista del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Collegio Ghislieri di Pavia.

“Il Collegio Ghislieri e’ un luogo carico di storia, come radici profonde hanno questa citta’ e tutta la Lombardia. La nostra regione e’ prima in Italia e in Europa sotto molti punti di vista, compreso quello della cultura”.

“Voglio arrivare allo Statuto Speciale per la Lombardia. Il significato concreto del nostro referendum e’ questo. Vogliamo almeno meta’ del nostro residuo fiscale, che ammonta a 54 miliardi, cioe’ 27 miliardi. E’ il doppio del nostro attuale bilancio e ci permetterebbe di risolvere tutti i problemi, a beneficio dell’Italia e delle altre Regioni. Non si tratta di un atto di egoismo, ma anzi di generosita’ solidale”.“La presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella o alla cerimonia celebrativa dei 450 anni del Collegio Ghislieri di Pavia e’ assolutamente significativa sia per l’attenzione che il Presidente riserva alla Lombardia, sia a questa prestigiosa istituzione educativa. Ancora oggi il Patronato del Presidente della Repubblica e il Ministero dell’Universita’ riconoscono il Collegio come “Ente di alta qualificazione culturale” riconfermandone il prestigio e la validita’ del progetto educativo” ha detto il sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia Gustavo Cioppa, al termine della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Collegio Ghisleri di Pavia per la cerimonia celebrativa dei 450 anni. “Il collegio- ha proseguito Cioppa – ha saputo nella sua lunga storia rinnovarsi interpretando, pur rimanendo fedele ai suoi valori, il cambiamento di epoche che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese. Voglio formulare un augurio affinche’ la consolidata tradizione dei valori che l’Istituzione ha saputo tramandare fino ad oggi, possa accompagnare anche le future generazioni affinche’ individuino nel Collegio un strumento di crescita personale. L’auspicio – ha concluso il sottosegretario – e’ che gli studenti di oggi e di domani trovino in esso un riferimento culturale che sappia loro infondere quel senso identitario fondamentale in una societa’ globalizzata come l’attuale”.

Redazione

13-06-2017 12:36:10 pm

Fonte: https://www.mi-lorenteggio.com/2017/06/13/Archivio54132/57083/

Madre e figli uccisi a Motta Visconti (Milano). L’arma del delitto non si trova

Sono ancora tutte aperte le ipotesi sulla strage avvenuta la scorsa notte a Motta Visconti (Milano), dove un uomo rincasando dopo la partita, ha trovato la moglie e i due figli uccisi. I carabinieri della compagnia di Abbiategrasso e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano stanno sentendo il capofamiglia, i vicini e i parenti.

Al momento però non si sbilanciano su alcuna ipotesi anche se la sensazione che si avverte dopo i primi rilievi scientifici è che la possibilità di una rapina finita nel sangue sia presa un po’ meno in considerazione rispetto a una tragedia familiare, come ad esempio un omicidio-suicidio. L’efferatezza dell’esecuzione, infatti, e il fatto che sia stato ucciso anche il bambino più piccolo, incapace di testimoniare alcunché, lascia pensare che l’obiettivo di chi ha agito sia stato il nucleo familiare e che la tragedia non sia la reazione degenerata di una rapina finita male.

Nel corso del sopralluogo di investigatori e inquirenti nella villetta di via Ungaretti a Motta Visconti (Milano) non è stata trovata l’arma del delitto. Lo ha spiegato il procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, precisando che al momento non ci sono elementi per ipotizzare un omicidio-suicidio.

La cassaforte è stata aperta
Dal breve incontro con il procuratore capo di Pavia all’esterno della caserma di Motta Visconti (Milano), sono emersi anche alcuni particolari sulla dinamica della strage. Una cassaforte che si trovava nella villa è stata trovata aperta e svuotata dei contanti in essa contenuti definiti “cifra di poco conto”. Ma né sul forziere né sulla porta di ingresso sono state rilevate effrazioni macroscopiche.

Il particolare della cassaforte aperta, non è detto che da solo configuri una rapina, perché non si può escludere al momento che si sia trattato di una messa in scena.

La dinamica del delitto è ancora in fase di accertamenti, ma intanto è stato confermato che l’arma del delitto non è ancora stata trovata, che la bimba di 5 anni è stata trovata nella sua stanza, il bambino nel letto matrimoniale, mentre il corpo della madre era riverso in soggiorno.

Il procuratore Cioppa non ha escluso nelle prossime ore possibili svolte nelle indagini sulla tragedia. Il magistrato ha detto che «le indagini procedono a ritmi serrati» facendo intendere che nelle prossime ore potrebbero emergere delle piste concrete.

Dopo i primi rilievi effettuati dalla sezione scientifica dei carabinieri di Milano si attende l’arrivo del Ris di Parma che effettuerà ulteriori analisi sul luogo del delitto.

Il marito ha lasciato la caserma dei carabinieri
Intanto, il marito della donna, Carlo Lissi, ha lasciato la caserma dei carabinieri di Abbiategrasso. Il professionista di 31 anni era stato lungamente sentito nel corso della notte.

L’uomo è stato sentito prima dai carabinieri e poi dal magistrato di turno che coordina le indagini ma nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti e in mattinata l’uomo ha lasciato la caserma. Il particolare conferma alcune indiscrezioni in ambienti investigativi secondo le quali l’ipotesi della rapina o dell’ omicidio in famiglia è ritenuta meno plausibile, al momento, rispetto a quella di un omicidio-suicidio.

15 giugno 2014

Fonte: https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-06-15/madre-e-figli-uccisi-motta-visconti-milano-marito-ha-lasciato-caserma-carbinieri–152954.shtml?uuid=ABQ5xQRB

Dionigi Tettamanzi, il saluto di Milano al suo arcivescovo in Duomo: “E’ stato un grande maestro per tutti”

Dalla camera ardente di Triuggio per l’ultimo saluto dei fedeli e per i funerali di martedì mattina. Sala: “Troveremo il modo per rendere omaggio al suo pensiero”

E’ stato il giorno della veglia in Duomo per il cardinale Dionigi Tettamanzi, morto sabato mattina a Triuggio, la cui salma è stata composta con la veste rossa cardinalizia e, secondo la secolare tradizione degli arcivescovi ambrosiani, con gli abiti liturgici pontificali di colore bianco. L’auto con la salma di Tettamanzi è arrivata in piazza Duomo alle 15.30 e dalle 16 (fino alle 22) sarà possibile per i milanesi sostare per la preghiera e omaggiare così l’amato arcivescovo emerito di Milano. Il sagrato è stato momentaneamente chiuso al pubblico con transenne e a fianco degli ingressi principali della Cattedrale sono stati posti sei banchetti con i registri per le condoglianze. Un altro registro, per chi vuole lasciare un messaggio, è a disposizione anche davanti all’ingresso laterale. Il feretro è stato posto davanti all’altare maggiore, al suo ingresso ha suonato la campana maggiore del Duomo.

Già ieri, nella Villa del Sacro Cuore di Triuggio, dove era stata allestita la camera ardente sono state migliaia le persone che sono andate a salutarlo per l’ultima volta. Ad accogliere il feretro sul sagrato della Cattedrale, ci sono l’arciprete, l’arcidiacono, il cerimoniere ed il vice cerimoniere. Presenti i rappresentanti istituzionali di Comune, Regione e prefettura. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha accolto il feretro con l’arciprete Gianantonio Borgonovo. E, prima di entrare, ha spiegato di voler trovare un modo per rendere omaggio al cardinale: “Mi  confronterò con la Curia e con la famiglia del cardinale: più che grandi celebrazioni sarebbe già importante ridare ordine al suo pensiero, perché lui era avanti non solo sull’attenzione agli ultimi, ma aveva anticipato anche un po’ la crisi e i suoi effetti su famiglia società e lavoro, per cui aveva fatto iniziative su famiglia e lavoro già nel 2009-2010. Quindi, già rimettere insieme i suoi insegnamenti e il suo pensiero potrebbe essere una cosa buona. E’ stato un grande maestro per Milano”.

Condividi  Davanti all’altare maggiore, l’arciprete pregherà un’orazione dal rituale, poi l’arcidiacono apporrà i sigilli secondo tradizione. Il corpo, secondo l’uso delle Esequie Ambrosiane, sarà collocato con i piedi rivolti verso l’altare del Duomo. Sulla bara è posto l’Evangeliario Ambrosiano, aperto alla pagina della Domenica di Risurrezione. Accanto arderà il cero pasquale.
Prima di dirigersi verso Milano, il corteo funebre ha deviato verso la chiesa parrocchiale di Renate, dove il cardinale Tettamanzi è stato battezzato, ha celebrato la prima messa. Davanti alla Chiesa il parroco di Renate e Veduggio don Antonio Pigliafreddi ha benedetto la salma e recitato una preghiera.

Domani alle 11 in Duomo la celebrazione dei funerali, presieduti dall’ex arcivescovo, Angelo Scola, attualmente amministratore apostolico della diocesi che al termine del Rosario celebrato alla veglia funebre ha chiamato Tettamanzi “padre e maestro” e ha aggiunto: “La personalità e la storia del cardinale, il suo essersi speso per la chiesa e per gli  uomini per lungo tempo diventi un interrogativo, in primis per me,  su come noi stiamo vivendo la nostra vita”.

I funerali verranno concelebrati dal neo arcivescovo, Mario Delpini e da tutti i sacerdoti che vorranno concelebrare, tra i quali Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Il Duomo sarà aperto dalle 7 per permettere ai fedeli di entrare: ma si ricorda che c’è da superare i controlli di sicurezza, che potrebbero allungare le attese. A rappresentare la Regione Lombardia ci sarà Gustavo Cioppa, sottosegretario alla Presidenza, come annunciato da un comunicato della regione. E ci sarà anche il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo.

07 agosto 2017

Fonte: https://milano.repubblica.it/cronaca/2017/08/07/news/dionigi_tettamanzi_morto_a_milano_duomo-172573575/?ref=search

Pavia, falsi incidenti con procurati aborti per incassare la polizza: dieci indagati

Gli incidenti sospetti segnalati dalla polizia stradale a Pavia, Chignolo Po, Miradolo Terme, Binasco e Codogno. Le persone sotto inchiesta sono romene e risiedono nelle province di Pavia e Lodi

Dieci persone, la maggior parte di nazionalità romena, sono indagate dalla Procura di Pavia con l’accusa di aver simulato falsi incidenti per frodare le assicurazioni e incassare i soldi delle polizze. Due donne, secondo quanto è emerso dalle indagini, si sarebbero anche procurate (in maniera volontaria e clandestinamente) un aborto con lo scopo dichiarato di aumentare l’indennizzo. A dare notizia dell’inchiesta è il quotidiano La Provincia pavese.

Le vicende finite al centro dell’attenzione degli inquirenti si sarebbero verificate nel Pavese (in particolare a Pavia, Chignolo Po e Miradolo Terme), ma anche a Binasco (Milano) e a Codogno (Lodi). Ad avviare i primi accertamenti, nel 2012, è stata la polizia stradale di Stradella (Pavia). L’indagine coordinata dal procuratore Gustavo Cioppa, partita inizialmente da un caso isolato, si è poi allargata coinvolgendo anche altri incidenti sospetti. Le persone indagate risiedono nelle province di Pavia e Lodi.

27 gennaio 2015

Fonte: https://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/27/news/pavia-105876633/?ref=search

Pavia, estorsioni e frodi per gli appalti al San Matteo: arrestati due imprenditori milanesi

L’operazione ha portato al sequestro di 4 milioni di euro in contanti, gioielli e orologi: nel mirino un appalto che era stato aggiudicato con un ribasso di quasi il 45 per cento alla EdilMazzei srl

Si sono aggiudicati un appalto da due milioni e mezzo di euro per lavori di manutenzione ordinaria al Policlinico San Matteo di Pavia (dal giardinaggio alla falegnameria, ma anche le riparazioni quotidiane nei reparti) presentando un’offerta al ribasso, con una percentuale di abbattimento dei costi del capitolato di quasi il 45 per cento. E per rientrare dall’investimento si sono rivalsi sulle imprese subappaltatrici, che sarebbero state costrette (dietro pesanti minacce) a restituire parte dei compensi ricevuti: le tangenti, secondo l’accusa, venivano pagate dietro l’emissione di fatture false, relative ad operazioni inesistenti emesse dall’azienda vincitrice dell’appalto. Con queste accuse sono stati fermati due imprenditori milanesi, padre e figlio, sui quali pesano le ipotesi di reati come estorsione, turbativa d’asta e frode fiscale.

Giuseppe Mazzei, 57 anni, titolare e responsabile legale della EdilMazzei srl (società di Milano che ha la sua sede operativa a Pioltello), e il figlio Antonio, 25 anni, socio dell’azienda, sono stati raggiunti dall’ordine di custodia cautelare emesso dalla Procura di Pavia ed eseguito dal comando provinciale della guardia di finanza. I loro fermi sono avvenuti dopo gli ulteriori sviluppi di un’inchiesta particolarmente complessa, in corso da mesi, coordinata dal procuratore capo Gustavo Cioppa e condotta dai sostituti Mario Venditti e Mario Andrigo. L’indagine ha consentito di accertare che la EdilMazzei srl ha potuto offrire un ribasso così consistente per aggiudicarsi l’appalto al San Matteo, in quanto il titolare era certo che si sarebbe potuto poi rivalere sui subappaltatori. E sono stati proprio i titolari di una decina di piccole imprese locali, stanchi di dover subire continue minacce e di vedere compromessa la loro attività, a denunciare questi fatti agli inquirenti.

La guardia di finanza di Pavia ha sequestrato poco meno di 4 milioni di euro in contanti, oltre a gioielli e orologi per circa 100mila euro. Erano in alcune casseforti nella ditta e nell’abitazione dei fermati. Da quanto è emerso dall’indagine (che è ancora in corso e che potrebbe portare a ulteriori sviluppi), le ditte subappaltatrici avrebbero pagato le tangenti alla EdilMazzei srl con bonifici diretti a banche slovene e croate.

Successivamente alcuni corrieri si recavano in Slovenia e in Croazia per prelevare i soldi e portarli (ovviamente in nero) in Italia. “Voglio ringraziare i miei collaboratori e la guardia di finanza per come hanno condotto l’indagine – ha rimarcato il procuratore Gustavo Cioppa – Ma il mio grazie va anche agli imprenditori onesti e ai cittadini pavesi che, con le loro testimonianze, hanno permesso di portare alla luce questo sistema di malaffare”.

04 marzo 2015

Fonte: https://milano.repubblica.it/cronaca/2015/03/04/news/pavia_estorsioni_e_frodi_per_gli_appalti_al_san_matteo_arrestati_due_imprenditori_milanesi-108730956/?ref=search

Motta Visconti, il marito: “Ho ucciso moglie e figli, poi sono andato a vedere gli Azzurri”

Dopo ore di interrogatorio è crollato: “Datemi il massimo della pena”. Il film della strage: ha fatto l’amore con lei, poi l’ha accoltellata alle spalle. La vittima urlava: “Carlo, Carlo perché mi fai questo?”

E’ una tragedia che ha lasciato sbigottiti perfino investigatori incalliti e magistrati di lungo corso quella che si è consumata sabato notte in una villa a Motta Visconti (Milano) dove un uomo, ora sottoposto a fermo, ha ucciso la moglie e i suoi due figli sgozzandoli senza pietà. Lei dopo aver fatto l’amore, i due piccoli nel sonno, in mezz’ora definita “di evidente follia ma lucida”. Un orrore che sarebbe stato abbastanza sconvolgente anche senza un ancor più raccapricciante finale: dopo la mattanza l’uomo è andato in un pub con un amico a vedere la partita dell’Italia, esultando per i gol come se niente fosse.

Cosa abbia spinto davvero Carlo Lissi, informatico di 31 anni, a commettere questa strage, a sterminare la sua famiglia, Cristina Omes, funzionaria assicuratrice di 38 anni, la figlia Giulia di cinque anni e Gabriele, il fratellino di appena 20 mesi, non è ancora del tutto chiaro. Secondo i carabinieri, che lo hanno prima sentito e poi interrogato per ore, avrebbe agito sotto la spinta di una passione morbosa per una collega, che lo respingeva facendo forse montare in lui la sensazione che la sua stessa famiglia fosse un peso, che il suo stato civile di uomo sposato si frapponesse tra lui e la felicità.

Fatto sta che l’uomo, che sulle prime aveva inscenato una sanguinosa rapina e aveva dato l’allarme al 118 rientrando a casa, intorno alle 2, alla fine è crollato nel momento in cui gli investigatori dell’Arma gli hanno contestato la sua passione per un’altra donna. Una giovane collega arrivata da pochi mesi nella multinazionale di Assago (Milano) dove lui lavorava e che a mettersi con un uomo non libero (lei che era fidanzata e appena andata a convivere) non ci pensava proprio.

Così, dopo aver creduto di essere riuscito a depistare le indagini, ed essere anche tornato a casa per cambiarsi e riposare, è stato richiamato in caserma e si è trovato sotto torchio. Mano a mano che giungevano riscontri scientifici e testimonianze la sua versione dei fatti si sgretolava. Soprattutto per aver detto di aver tentato di soccorrere la moglie e poi, di sopra, i bambini, ma nulla di quello che avrebbe toccato lungo il tragitto era sporco di sangue. Un particolare che ha fatto subito suonare un campanello d’allarme nella testa dei carabinieri. Ed era la pista giusta. Alla fine, dopo essersi preso la testa fra le mani e aver invocato per sé “il massimo della pena” Carlo Lissi “si è come lasciato andare e da quel momento è stato un fiume in piena”.

A raccontarlo sono stati, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Milano, il procuratore capo di Pavia Gustavo Cioppa e il comandante provinciale dei Carabinieri di Milano, Maurizio Stefanizzi. “Non c’è stato un raptus o un elemento scatenante – hanno aggiunto gli inquirenti – come una lite, o una brutta notizia: Lissi ha agito in modo lucido, nonostante il folle gesto”. E mai l’uomo aveva dato adito a violenze in famiglia o a liti particolari con i conoscenti.

Sono circa le 23 quando Carlo e la moglie, Cristina, si trovano nel soggiorno della villa. I bambini dormono di sopra. I due hanno un rapporto sessuale, poi lei si adagia su un divano, a guardare la tv, e lui si alza e va in cucina. Un gesto normale, come per bere un bicchiere d’acqua, ma quando torna impugna un lungo coltello, si porta silenziosamente alle spalle della moglie e la colpisce di punta tra la gola e le spalle. Lei scatta in avanti, barcolla, si gira, lo guarda negli occhi e gli chiede “Carlo che stai facendo… perché?”, grida “aiuto” (la sua voce verrà sentita dai vicini ma scambiata per un urlo per la partita di calcio, anche se non era ancora cominciata) ma come risposta ottiene un pugno che la fa stramazzare al suolo. Una volta a terra lui la colpisce ancora con altri tre o quattro fendenti, all’addome e alla schiena. Per la donna non c’è scampo.

A quel punto l’uomo sale al piano di sopra, dove ci sono la camera matrimoniale e le due camerette dei bambini. Prima va in quella della figlia di cinque anni, le appoggia una mano sul collo e le affonda con l’altra, di punta, tutto il coltello nella gola. La piccola morirà senza nemmeno svegliarsi. Poi va nella camera grande, dove il fratellino abitualmente viene fatto addormentare per poi essere spostato in cameretta: anche a lui, di soli 20 mesi, l’uomo fa scendere la lama profondamente, di punta, nella gola, tenendo fermo il collo, mentre dorme profondamente.

Quindi scende in cantina (è ancora in mutande), si fa una doccia, risale, si veste. Ha un appuntamento con un amico per vedere la partita dell’Italia. Come niente fosse si prepara, sale sull’auto, si ferma alcune centinaia di metri dopo, si sbarazza del coltello gettandolo in un tombino, arriva al pub dell’appuntamento, saluta l’amico e guarda la partita. Poi alle 2 torna a casa, e inscena il ritrovamento dei corpi e il panico per la strage della sua famiglia da parte di sanguinari rapinatori per svaligiare la cassaforte. Ma era tutta una bugia.

La verità è che tra le 23 e le 23.30 aveva fatto mattanza dei suoi cari. Si è lavato, è salito in auto ed è andato all’appuntamento con un amico che lo aspettava in un pub del paese, lo Zymè, come da programma. “Non tremava, non era nervoso, sorrideva e parlava di calcio, come tutti, emozionato” dirà un vecchio conoscente, sentito più volte in caserma.

Adesso, nel carcere di Pavia, accusato di triplice omicidio, non esulta più. Ha capito che l’orrore che ha scatenato lo accompagnerà per sempre. Dovrà anche spiegare se la decisione di uccidere gli sia balenata in quei maledetti momenti o se invece abbia premeditato la carneficina guardando il calendario delle partite dei Mondiali nella speranza di sfruttare quell’alibi. Ma è un particolare, questo, che non cambierà lo scenario di morte che si è lasciato alle spalle.

Simone Bianchin

16 giugno 2014

Fonte: https://milano.repubblica.it/cronaca/2014/06/16/news/motta_visconti_madre_e_due_figli_piccoli_sgozzati_in_casa_nel_milanese_fermato_il_marito-89079772/?ref=search

Mamma sgozzata con i suoi due bambini

Tre corpi straziati in casa da colpi di coltello e la quiete di un paese sconvolta dalla tragedia di una famiglia distrutta. La mamma, Maria Cristina Omes, 38 anni, riversa nel soggiorno. Colpita tre volte dalla punta di una lama. «Ferite brutte, inferte con accanimento» spiegano gli inquirenti. La figlia Giulia, che avrebbe compiuto 5 anni il prossimo 25 agosto, con la gola tagliata nella sua cameretta mentre il fratellino Gabriele, 20 mesi, anche lui colpito al collo, preso in braccio e dopo il fendente appoggiato sul materasso del letto matrimoniale. Triplice omicidio, secondo i carabinieri di Abbiategrasso che indagano dalla notte di sabato, subito dopo la partita dell’Italia con l’Inghilterra, con i colleghi del nucleo investigativo di Milano, coordinati dal procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, e dal suo sostituto Giovanni Benelli. La tragedia è avvenuta a Motta Visconti. E gli inquirenti, che comunque non escludono nessuna ipotesi, hanno sentito per ore, anche nella notte, il marito della donna e padre dei due bambini, Carlo Lissi, 32 anni, informatico. È stato lui a dare l’allarme. Sabato notte, rientra a casa e scopre il massacro dopo aver visto la partita dell’Italia al Mondiale nella casa vicina di un amico, con altre 13 persone. Sono tutti testimoni concordi nel riferire che Carlo Lissi era con loro, che era arrivato alle 23,30 ed «era tranquillissimo ». Lissi telefona al 118 alle 2,10. Ma tra le sirene e i lampeggianti che svegliano il quartiere sotto shock, compaiono anche alcuni dei vicini di casa della coppia che riferiscono che loro avevano sentito Maria Cristina gridare. Qualcuno racconta che tra lei — che lavorava per la Sai Assicurazioni, era stata anche volontaria alla Croce Rossa e partecipava alle attività teatrali all’oratorio — e il marito negli ultimi mesi qualcosa non funzionasse. Si erano sposati sei anni fa, «ma adesso si stavano separando», dicono in paese. Una vicina dice di averla sentita urlare: «No! I figli no!».

L’ultima villetta angolare col giardino in via Ungaretti per la nuova famiglia coi bambini era l’immagine del posto dove si poteva stare bene. Maria Cristina l’anno scorso col marito e amici aveva risistemato il giardino, messo l’altalena per i bimbi, fissato un gazebo sul retro. Gli inquirenti, a ieri sera, erano alla ricerca di riscontri sulla prima ipotesi: quella del triplice omicidio in famiglia. «Diversi aspetti vanno chiariti, non ci sono indagati» sottolinea il procuratore capo di Pavia. Mentre il sindaco di Motta Visconti, Primo De Giuli, avvalora l’ipotesi rapina: «Nella zona la delinquenza si sta accanendo, furti e rapine sono all’ordine del giorno e non ci sono telecamere». Manca ancora l’arma dei delitti. Questa mattina nella villetta arriveranno anche i Ris di Parma per ulteriori analisi.

Simone Bianchin

16 giugno 2014

Fonte: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/06/16/mamma-sgozzata-con-i-suoi-due-bambiniil-marito-trova-i-corpi-interrogato-per-ore20.html?ref=search

Lissi cambia strategia e non risponde al pm ora la difesa punta sull’infermità mentale

OGGI il gip Annamaria Oddone deciderà se convalidare il fermo di Carlo Lissi. Lui, ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre in serata, a Motta Visconti, tanta gente è scesa in strada per una fiaccolata in memoria di Maria Cristina Omes, che aveva 38 anni ed è stata colpita da sei coltellate – quattro al collo, una al torace e una a un braccio – e dei suoi bambini Giulia, di quattro, e Gabriele, venti mesi, entrambi colpiti una volta al collo secondo i risultati dell’autopsia all’Istituto di medicina legale di Pavia. Non ha risposto, Lissi, eppure nella caserma dei carabinieri in paese, domenica sera, aveva smesso di mentire arrendendosi davanti ai tanti gravi indizi che portavano tutti a lui, sentendosi incastrato dall’urlo di sua moglie riconosciuto dalla vicina di casa, dalle dichiarazioni dei suoi amici tutti stupiti della sua scelta di andare a vedere la partita dell’Italia con loro invece di restare a casa. Non lo aveva mai fatto, proprio per stare con la sua famiglia, hanno spiegato. Aveva iniziato a confessare tutto agli inquirenti premettendo di volere per sé «il massimo della pena». Invece, l’avvocato che adesso lo difende, Corrado Limentani, molto probabilmente chiederà per lui una perizia psichiatrica «per capire cosa è successo nella sua mente, cosa non gli ha impedito di realizzare il pensiero di uccidere i suoi cari». La strategia difensiva metterebbe in dubbio la confessione resa da Lissi nella caserma dei carabinieri, che ha portato al suo fermo. Il presupposto è che quelle “dichiarazioni spontanee” siano state rese in uno stato di «assoluta confusione mentale» che non avrebbe consentito di rispecchiare ancora la realtà. Spiega l’avvocato che Lissi «è tuttora sotto shock, assistito da uno psichiatra. Sono tre giorni che piange, piano piano sta realizzando cosa è successo: si è avvalso della facoltà di non rispondere proprio perché non ha ancora la lucidità per spiegare i fatti».

La sua ricostruzione, nella quale ha spiegato il movente dicendo che non era più felice con sua moglie e che voleva chiudere la relazione liberandosi di tutto e di tutti, combacia con i riscontri sulla scena del crimine. Lissi ha detto cose che solo l’assassino poteva sapere. La successiva messinscena della rapina è chiara anche perché lui crea senza logica un disordine diffuso in casa: apre la cassaforte con combinazione a 6 cifre, butta per terra un quadro e per aria una cassettiera della sala da pranzo, rovescia le borse di sua moglie lasciando un portafoglio rosso sul tavolo con all’interno una banconota da 50 euro, abbatte un mobiletto, rovescia dei giocattoli e poi la biancheria in camera senza aprire anche gli armadi.

La scena nella villetta si presentava terribile agli inquirenti, tanto che il procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, vuole ringraziare i carabinieri che «pur gravati da forti sensazioni a livello emotivo sono stati bravissimi. Hanno saputo fare il proprio dovere con padronanza della situazione».

Sabato a Motta Visconti sarà lutto cittadino per gli ottomila residenti, in tanti già scesi per le strade ieri sera per una fiaccolata in memoria delle vittime. Alle 10 i funerali saranno celebrati dal parroco don Gianni Nava nella chiesa di San Giovanni Battista, dove Carlo e Maria Cristina si erano conosciuti anni fa, quando lei faceva l’animatrice e cantava nel coro mentre lui giocava nella squadra di pallavolo dell’oratorio. Tutte attività passate, finite dopo la nascita della prima bambina, Giulia. La parrocchia ieri ha ricevuto dalle segreterie del Papa e del cardinale Scola un messaggio da girare alle famiglie di Carlo e Maria Cristina: «Il Papa e l’arcivescovo — spiega don Gianni Nava — hanno fatto sapere che pregano e sono vicinissimi alle famiglie sconvolte da questo tragico avvenimento che segna tutta la nostra comunità che vive questo sconforto e dolore ». Don Gianni, che aveva conosciuto Carlo e Maria Cristina l’anno scorso in occasione del battesimo del piccolo Gabriele, ha già incontrato i genitori di Carlo Lissi, Francesco e Pia. Anche loro frequentano la parrocchia, fanno i volontari: «Sono distrutti. Non pensavano di avere un figlio capace di fare una cosa del genere. Lui si era tenuto tutto dentro, non si era mai confidato. Li ha sconvolti. Io ho detto loro che appena ci saranno le condizioni intendo andare a trovare Carlo in carcere».

Oltre all’accusa di triplice omicidio volontario della moglie e dei due figli, la procura individua pesantissime aggravanti che configurano l’ergastolo, come la “minorata difesa” per le vittime (nessuna poteva difendersi, anche se la moglie aveva tentato di scappare dopo la prima coltellata) e la premeditazione. Oggi nella villetta sopralluogo dei Ris, mentre i carabinieri sentono ancora i conoscenti di Lissi.

Simone Bianchin

19 giugno 2014 

Fonte: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/06/19/lissi-cambia-strategia-e-non-risponde-al-pm-ora-la-difesa-punta-sullinfermita-mentaleMilano07.html?ref=search