Il dramma delle case di riposo: interviene Gustavo Cioppa

La riflessione del magistrato, già Procuratore Capo di Pavia. “Residenze sanitarie per anziani o Residenze letali?”

RSA o RLA? Residenze sanitarie per anziani o Residenze letali? Il quesito può apparire crudo, provocatorio, ma non è questo il senso in cui intenderlo. Sottende, invece, un gigantesco perché, cui le riflessioni che seguono cercano qualche risposta.

Negli ultimi giorni si è cominciato a prendere concretamente atto dell’imponente numero di decessi riguardante le RSA e sono state avviate indagini penali dalle Procure competenti ed inchieste amministrative dal Ministero della Salute. Saranno, dunque, gli organi competenti a verificare se siano stati commessi reati e/o se ci siano stati illeciti disciplinari et similia. Non è questo, tuttavia, il punto focale dell’interrogativo.
Perché?
Fin dagli inizi, è stata data ampia e reiterata comunicazione del fatto che i decessi provocati dal contagio virale concernevano le persone anziane in percentuale inaudita: 90/80/70)%.
Non sono mancate dotte disquisizioni, giacché hanno detto la loro il colto e l’inclita, in gran copia.
Si è, quindi, data per assodata la questione, che in realtà era e resta un fenomeno, e il dato è finito fra tanti altri: neppure fra quelli di particolare interesse, visto che è stato citato, più o meno, occasionalmente nei quotidiani annunci sull’iter del contagio.
Delle RSA non si è parlato. Alle RSA non si è pensato. Eppure, se gli ospedali più specializzati ed avanzati facevano grande fatica ed erano in sofferenza, come poteva il personale delle RSA, esiguo e non specializzato, far fronte al flagello del virus, connotato da alta diffusività? In tale stato di cose le RSA si sono tramutate in una sorta di trappole mortali, in cui il contagio ha mietuto a piene mani.
Ebbene, fin da subito, s’è osservato,  è apparso chiaro, è stato noto che il  principale bersaglio erano le persone anziane, parte delle quali ospitate nelle apposite Residenze.
Perché, dunque, non si è operato in modo da proteggerle? Perché?
È passato un lungo tempo e non si è fatto quanto era chiaro che si dovesse fare, subito e con la determinazione del caso.
Perché, perché gli anziani sono stati lasciati così, in luoghi chiusi, dove un solo contagiato ne avrebbe certamente infettati molti altri?
Così è precisamente avvenuto e la sequela dei decessi ha assunto le forme di una autentica moria di inermi, lasciati in balía degli eventi. Gli anziani sono stati facili vittime della calamità ed oggetto crudele della sostanziale indifferenza di tanti loro simili, magari più giovani.
E non si dica che la virulenza del contagio ha attaccato di sorpresa. Una volta inquadrato il terribile problema, si sono messe a punto strategie, continuamente calibrate, soppesate, valutate e rivalutate, a livello nazionale e territoriale.
Perché, allora, per gli anziani “contenuti” nelle RSA, no?
Perché no?
Qui non interessano i profili di responsabilità penale, amministrativa, disciplinare, che, certo, dovranno essere accertati da chi di competenza, sempre che non risultino parte di una aggrovigliata moltitudine, di difficile decifrazione nella attribuzione delle singole condotte e mancanze.
Tutto quel che qui si vorrebbe è una risposta al perché.
E più si riflette e più si giunge alla conclusione che una risposta, nella direzione e nel senso ricercati, non ci sarà. E non ci sarà per il semplice  motivo che non può esserci.
È, infatti, una risposta che attiene alle coscienze, giacché l’aspetto che non concerne la giustizia degli uomini e, anzi, la trascende, è qualcosa di ontologicamente tremendo: è il volto brutale di una tragedia nella tragedia, si vorrebbe dire di “uomini e no, di uomini contro” ma ci si ritrae atterriti e si rifiuta siffatta immagine.
In fondo, fanno molti più danni le insipienze, i pensieri deboli, le incapacità, le mediocrità che non qualsivoglia altra causa. È per questo che il perché, oggetto di queste considerazioni, rimarrà a galleggiare nel vuoto, povero interrogativo condannato a restare solo con sé stesso: troppo ambizioso, per non essere confinato, tout court, nella sfera della metafisica.
Ai morti, vittime innocenti anche di quanto si doveva fare, di quanto si doveva saper fare, non resta nemmeno l’omaggio di un funerale, come a tutti gli altri assassinati dal virus. Epperò, questi sono morti particolarmente inermi, indifesi, perché non hanno avuto neppure una minima possibilità di provare a mettersi in salvo.
Non resta che, nel rivolgere loro una commossa parola ispirata alla píetas, indirizzare ai vivi – quali che siano le colpe di taluni e l’indifferenza di altri – un monito antico: “parce, parcite sepultis”.

Dott. Gustavo Cioppa

18 Aprile 2020

Fonte: http://www.ilticino.it/2020/04/18/il-dramma-delle-case-di-riposo-interviene-gustavo-cioppa/