Pavia È morta l’anziana cieca aggredita e violentata da un immigrato

Non ce l’ha fatta Francesca Cristiani Cassinelli, la donna 83enne di Albuzzano non vedente e allettata, perché affetta da una malattia cronica, violentata da un operaio romeno ubriaco senza fissa dimora, Inout Felician Szilagyi, 31 anni, la notte tra il 14 e il 15 febbraio scorso. È morta domenica notte a Belgioioso, nel distaccamento in Bassa Pavese dell’ospedale San Matteo di Pavia, dopo essere stata portata qui perché nel capoluogo non c’era più niente da fare per lei. L’ha stroncata un’improvvisa crisi respiratoria e per stamattina è stata programmata l’autopsia all’istituto di Medicina legale di Pavia. Si aggrava, quindi, la posizione del romeno tuttora rinchiuso nel carcere di Torre del Gallo. L’uomo era stato arrestato con le accuse di violenza sessuale e lesioni gravi. Ora dovrà rispondere anche di omicidio in conseguenza di altro reato, assistito dall’avvocato Barbara Ricotti. E ad Albuzzano, dove abitava l’83enne, esplode la rabbia dei residenti che preannunciano di voler presenziare in massa ai funerali. Continuano, intanto, le indagini sul movente del romeno, coordinate dal procuratore capo di Pavia Gustavo Cioppa. E si avvalora la tesi secondo la quale l’uomo avrebbe lavorato con il figlio della donna e, quella sera, per conti in sospeso, avrebbe voluto vendicarsi sull’anziana malata. E mentre in queste ore il vicesindaco di Albuzzano Walter Ottini dice di attendere «decisioni forti dal prefetto di Pavia», il sindaco Margherita Canini preannuncia da aprile, in paese, corsi di autodifesa per le donne e l’insediamento di carabinieri in congedo, in veste di sorveglianti, in locali recuperati in centro.

Redazione – Mar, 24/02/2009

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/pavia-morta-l-anziana-cieca-aggredita-e-violentata-immigrato.html

Abusi sui figli, sconto in appello

Al padre condanna ridotta da 12 a 9 anni, alla madre da 10 a 5

Confermata la condanna, ma ridotta la pena a carico di una coppia di coniugi che avrebbero abusato dei due figli minorenni, uno di 4 anni e l’altra di 7. Per rispondere di violenza sessuale, infatti, sono comparsi ieri davanti alla prima Corte d’appello due coniugi, ora separati, che secondo il capo di imputazione avrebbero tra l’altro consumato i loro rapporti sessuali in presenza dei due minori.
In primo grado l’uomo aveva ricevuto una condanna a 12 anni e sei mesi, e la donna a 10 anni. Ieri è stata decisa una riduzione di pena per entrambi, e più consistente per la donna.
Il sostituto procuratore generale Gustavo Cioppa ha concluso la sua requisitoria, chiedendo la conferma della sentenza emessa dal tribunale. Sulla stessa linea l’avvocato di parte civile Gabriella Cascini (in rappresentanza dei due bambini), mentre i difensori, gli avvocati Claudio Cicciò e Mario La Monica, hanno sostenuto l’inconsistenza del capo di imputazione, chiedendo quindi una duplice assoluzione.
La corte ha parzialmente rinnovato le decisioni del tribunale, riducendo la pena a 9 anni per l’uomo e a 5 anni e sei mesi per la donna. Confermato, inoltre, l’obbligo del risarcimento dei danni, quantificato in 15mila euro per ciascuno dei due minori.

Redazione – Mer, 19/04/2006

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/abusi-sui-figli-sconto-appello.html

Sanità più trasparente: l’agenzia anticorruzione vigilerà su conti e bandi

Il manager Andrea Mentasti a capo della nuova Authority: «Aiuterò le aziende a lavorare»

Nasce l’agenzia anti corruzione. Vigilerà sui bandi pubblici e sui conti della sanità lombarda. A presiederla è Andrea Mentasti, bocconiano, 55 anni, ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Treviglio e del Sant’Anna di Como. Per il manager, che per quindici anni ha lavorato nel settore industriale, si prepara un salto della barricata: da controllato a controllore.

Il direttore varesino, scelto fra oltre cento candidati, nei prossimi giorni indicherà al presidente Roberto Maroni quali saranno gli uomini del suo staff: sta a lui infatti formare la «corte suprema» della sanità che lo affiancherà nelle verifiche incrociate degli istituti sanitari. Potrà «pescare» anche tra esperti e consulenti esterni al mondo della sanità e alla Regione. Tra i suoi collaboratori anche il magistrato Gustavo Cioppa, sottosegretario di Maroni ed ex procuratore di Pavia.

L’agenzia sarà una struttura snella che costerà «pochi milioni di euro», specificano i dirigenti dell’assessorato al Welfare, e coordinerà i nuclei di controllo già esistenti. Controllerà anche l’Arca, la centrale acquisti della Regione Lombardia, per evitare sprechi, ottimizzare le risorse e verificare che tutte le procedure siano corrette.

L’agenzia, che avrà sede nello stesso stabile che ospita Lombardia Informatica e Infrastrutture lombarde, a un passo da Palazzo Lombardia, sarà operativa dall’inizio di dicembre ed entrerà nel merito della sua missione con il 2016, subito dopo le nomine dei nuovi dirigenti della sanità. «Non voglio essere un super ispettore – mette subito in chiaro Andrea Mentasti – Non un nemico del sistema sanitario ma uno stimolatore che aiuti le aziende a migliorare la gestione. Ammetto che sarebbe più facile cominciare a lavorare in una regione in cui il sistema sanitario non funziona. Qui in Lombardia siamo già a ottimi livelli, mi impegnerò per migliorare ulteriormente». «Io voglio essere controllato» dichiara il presidente Roberto Maroni, che ha caldamente voluto il nuovo organo di garanzia. E sta proprio a lui procedere nei prossimi giorni a indicare la cosiddetta short list di nomi tra i quali il centrosinistra, per regolamento, dovrà scegliere i tre membri del comitato di direzione che lavorerà con Mentasti. Proprio ieri il Pd ha spronato il governatore a indicare la rosa di nomi in tempi rapidi. E ha chiesto a Mentasti di «prendere subito in mano i dossier degli appalti pilotati, dei lobbisti troppo invadenti e dei direttori generali troppo legati al potere politico»

«Con la riforma – intervengono i grillini – abbiamo chiesto e ottenuto l’agenzia dei controlli perché la Lombardia voltasse finalmente pagina sugli scandali che hanno travolto il comparto socio-sanitario. Pare però che la maggior preoccupazione di Maroni sia stata quella di nominare in tutta fretta un suo uomo di fiducia alla guida dell’Agenzia piuttosto che renderla realmente autonoma». A rispondere è Stefano Bruno Galli, a capo del gruppo consiliare Maroni Presidente: «Stupisce l’irrazionale e pretestuosa presa di posizione delle opposizioni, che devono indicare i nomi del comitato».

Maria Sorbi – Gio, 05/11/2015

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/milano/sanit-pi-trasparente-lagenzia-anticorruzione-vigiler-su-cont-1190960.html

Nuovi assessori e poteri Maroni: «Squadra fatta Ora avanti fino al 2018»

Sala vice, entrano Gallera e Brianza Un magistrato diventa sottosegretario Il governatore: «Nessuno resta deluso»

Un vicepresidente che subentra a Mario Mantovani (autosospeso), due nuovi assessori, deleghe riviste a un pezzo di giunta, un ex magistrato che diventa sottosegretario del presidente. Sono le novità più rilevanti del rimpasto sancito ieri in Regione Lombardia dal governatore, Roberto Maroni, con i suoi alleati. Un rimpasto importante, che si configura come un «tagliando» finale in grado di proiettare il governo della Regione fino alla scadenza del mandato, nel 2018. Con un ultimo tassello di riempire: la delega alla Sanità, che Maroni terrà per sé fino all’attuazione della riforma appena varata.

Il vicepresidente è ancora un esponente di Forza Italia, si tratta di Fabrizio Sala, che meno di un anno fa era stato nominato assessore e tiene le sue deleghe, importanti: casa, Expo e internazionalizzazione delle imprese. Francesca Brianza, consigliere regionale della Lega, diventa assessore con delega al post Expo e alla città metropolitana, in precedenza seguita da Giulio Gallera, l’altro «promosso», che seguirà reddito di autonomia e inclusione sociale. Per effetto della nomina in giunta, Gallera ha rimesso a disposizione del partito l’incarico di coordinatore cittadino azzurro. Al suo posto è già stato nominato il consigliere regionale Fabio Altitonante.

Nella giunta regionale un altro ingresso significativo: quello di Gustavo Cioppa, magistrato di Cassazione nominato sottosegretario alla presidenza. «Collaborerà con me in tutte le cose, soprattutto sulla sanità» ha spiegato Maroni. Rimodulate le competenze degli assessori Mario Melazzini e Mauro Parolini, entrambi Ncd. Il primo assumerà anche la delega all’università e il suo assessorato concentrerà le attività a sostegno della ricerca e dell’innovazione, assumendo la nuova denominazione di «università, ricerca e open innovation». Parolini coordinerà le politiche a favore delle imprese, diventando «assessore allo Sviluppo economico». Maroni come detto, tiene la sanità, anzi il welfare, «perché – ha spiegato – c’è la riforma da attuare, entro fine anno dovremo nominare anche tutti i nuovi direttori generali, procedere al riassetto e serve la guida del presidente». Il governatore ha anticipato che terrà le deleghe in questione «volendo anche fino al 2018, non è un problema». «È un impegno intenso, lo faccio con entusiasmo», ha aggiunto. Maroni ha anche ammesso che il rimpasto «non è stato facile». «Ci sono state molte fibrillazioni – ha riconosciuto – Alla fine io ho ascoltato tutti e ho deciso. Questo è l’assetto della giunta che per me arriva fino al 2018» ha avvertito. Ma ha precisato che nessuno è deluso: «Forza Italia esce ridimensionata? – ha chiesto – Assolutamente, nessuno esce ridimensionato. A me non interessa il manuale Cencelli. Io guardo la capacità delle persone e il ruolo che hanno le persone, non i partiti, hanno. Così ho deciso». La coordinatrice di Forza Italia Mariastella Gelmini ha confermato: «Siamo soddisfatti per la rapidità con cui si è arrivati a definire la compagine di governo». «Soddisfazione» anche «per la rappresentanza in giunta». «Prendiamo atto delle scelte del governatore» – ha aggiunto – per quanto riguarda la sanità. «I nuovi ingressi in giunta di Forza Italia – ha spiegato – rappresentano un impegno al quale guardiamo con grande responsabilità», «confermando un modello di buongoverno competitivo anche per le Amministrative 2016 che vedranno protagonista Milano».

Alberto Giannoni – Sab, 24/10/2015

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/milano/nuovi-assessori-e-poteri-maroni-squadra-fatta-ora-avanti-fin-1186421.html

I primi 115 anni dell’Asilo Un alleato per il Mariuccia

Un gemellaggio con la fondazione Don Gnocchi e consegnato un premio al prefetto Lamorgese

Aldilà di ogni pregiudizio, in una situazione di degenza finire all’Asilo Mariuccia è fin dai primi del ‘900 una risorsa. Quella che per la maggior parte dei bimbi suonava come una minaccia («guarda che ti mando all’Asilo Mariuccia»), è tutt’ora per mamme e piccoli una possibilità di riscatto. «Milano ci ama, anche se non tutti conoscono ciò che facciamo. Il nostro scopo è trasformare la sofferenza in opportunità, e il disagio in dignità» dice Camillo de Milato sull’Asilo Mariuccia, la società umanitaria milanese nata nei primi anni del XX secolo e di cui è presidente al secondo mandato.

Ersilia Bronzini Majno, una delle protagoniste dell’emancipazione femminile di fine ‘800, nel 1902, dopo il trauma subito per la morte della figlia Mariuccia, fondò un istituto per il recupero delle adolescenti vittime di violenze sessuali o della prostituzione e lo dedicò alla bambina persa. Il reinserimento sociale delle ragazze con la formazione e il lavoro era ed è lo scopo primario dell’Asilo. Lunedì scorso nella sala degli affreschi della Società Umanitaria di via San Barnaba si sono festeggiati i 115 anni dello storico ente. Dopo la recente visita di Luigi Di Maio in una delle sedi del Mariuccia, non c’è da stupirsi se anche erano presenti molti politici, Come Gustavo Adolfo Cioppa, sottosegretario alla presidenza della Lombardia. C’era Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune, Valentina Aprea, assessore alla Formazione della Regione, e Stefano Dambruoso, questore della Camera. Non potevano mancare Alberto Iannuzzelli, Presidente della Società Umanitaria, e l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, madrina dell’Asilo.

È stato presentato il calendario illustrato che per il secondo anno porta la firma di Fabio Sironi, presente in sala, e si è annunciato Premio Asilo Mariuccia 2017 per Luciana Lamorgese, prefetto di Milano, a cui invece è stato consegnato ieri.

L’asilo crea ogni anno una nuova collaborazione con altri enti sociali. Dopo la Società Umanitaria, Croce Rossa, City Angels e altri, il gemellaggio annunciato lunedì scorso è con il Don Gnocchi, nato nello stesso anno del Mariuccia: «Questo 115° anniversario è di particolare importanza nella storia di due enti radicati nel cuore dei milanesi – ha detto don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi Salvaguardiamo la dignità e la vita delle persone che soffrono. Riguardo al Don Gnocchi sono circa 10mila al giorno nei 28 centri e ambulatori attivi nel Paese». Il Mariuccia è una struttura più piccola, privata e che dà lavoro a 64 dipendenti, più 6 consulenti e 12 volontari. Per accogliere 189 persone su cui costruire un percorso di reinserimento sociale in una delle sue diverse sedi. I bimbi vengono mandati a scuola fino ai 16 anni, due anni di laboratorio, lo stage, e a 18 anni il 98% dei giovani trova lavoro come agricoltore o aiuto cuoco. Le madri sono ospitate col figlio prima in comunità e poi viene fornito loro per un altro anno un alloggio gratuito, bollette comprese. Se i comuni devolvono una retta al Mariuccia, molti aiuti anche concreti arrivano da benefattori (Walt Disney, ad esempio, dona molti giochi).

Marta Calcagno Baldini – Gio, 07/12/2017

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/milano/i-primi-115-anni-dellasilo-alleato-mariuccia-1471488.html

Motta Visconti, dietro la strage una polizza vita sulla moglie

Motta Visconti(Milano)Una polizza sulla vita di Cristina Omes, beneficiario il marito Carlo Lissi. È il nuovo elemento emerso in queste ore che, se confermato, andrebbe a rendere ancora più fosco il quadro del triplice delitto di via Ungaretti, la villetta dove l’uomo, 32 anni, ha ucciso la moglie, dopo averci fatto l’amore, e i figli.

Perché, come ha poi spiegato agli inquirenti nel corso della confessione, la famiglia per lui era diventata un peso insostenibile da cui liberarsi a qualsiasi prezzo.
La notizia è trapelata ieri quando ai carabinieri è giunta la notizia, probabilmente dallo stretto giro di amici e famigliari, che Cristina Omes, 39 anni, avrebbe avuto una polizza sulla vita. Particolare abbastanza credibile vista che la giovane donna era impiegata presso l’agenzia Sai di Motta Visconti e che altri impegni analoghi erano già stati accesi dai famigliari dei due coniugi. Spetterà ora agli investigatori chiarire nei dettagli e soprattutto inquadrare questo aspetto nel quadro criminale complessivo. In altri termini se si scoprisse che il contratto era stato stipulato nel 2009, quando è nata Giulia, o nel 2012, quando è nato invece Gabriele, potrebbe trattarsi banalmente di una comprensibile attenzione di due coniugi nei confronti della famiglia. Magari accertando che pure Carlo Lissi aveva a sua volta acceso una polizza con beneficiaria la moglie Cristina.
Diverso aspetto invece se l’uomo avesse convinto la moglie a sottoscrivere il contratto appena qualche settimana fa, irrobustendo così l’ipotesi accusatoria della procura che gli ha contestato l’omicidio premeditato. Carlo Lissi infatti ha raccontato di aver ucciso la moglie attorno alle 23 di sabato 14 giugno, dopo aver fatto l’amore, colpendola cinque o sei volte con un coltello. Quindi è salito al piano superiore dove con un sol colpo ha trafitto la gola ai due bambini. Quindi ha gettato all’aria alcuni cassetti, è nuovamente sceso, ha aperto la cassaforte, preso i gioielli della moglie per simulare una rapina finita in tragedia. Poi è andato tranquillamente a vedere Italia Inghilterra, esultando per i gol degli azzurri. Tornato infine alle 2 ha «scoperto» i tre corpi straziati e quindi dato l’allarme.
Una versione durata appena 24 ore, il tempo di mettere l’uomo di fronte alle tante incongruenze. Per esempio aver abbracciato la moglie trovata in un lago di sangue senza sporcarsi le mani e i vestiti, le porte o gli interruttori della luce. Gli investigatori gli hanno poi contestato una sbandata, per altro non corrisposta, per una collega di lavoro: episodio decisivo per decidere di liberarsi di moglie e figli. E alla fine, nella notte tra domenica e lunedì, attorno alle 2, è arriva la confessione, preceduta da un liberatorio «Voglio il massimo della pena».
Quando il procuratore Gustavo Cioppa gli ha chiesto perché avesse ucciso non solo la moglie ma anche i figli, ha risposto che loro «sarebbero rimasti» comunque, mentre ormai era l’intera famiglia ed essere diventata «un peso». E alla successiva domanda: «Aveva premeditato il triplice delitto?» si è limitato a replicare «Ci stavo pensando da qualche giorno». Elementi che messi insieme con il rapporto sessuale, per dimostrare gli ottimi rapporti tra coniugi, e la partita guardata al bar, mentre di solito Carlo Lissi le guardava a casa, hanno fatto scattare tra le varie aggravanti anche la premeditazione. Ora salta fuori anche la polizza vita, che potrebbe gettare una luce ancor più sinistra sul gesto di Lissi, e rendere più consistente l’ipotesi della premeditazione.

Enrico Silvestri – Sab, 28/06/2014

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/interni/motta-visconti-dietro-strage-polizza-vita-sulla-moglie-1032669.html

Sgozzata in casa con i due figlioletti

Massacrati una donna e i bimbi di 5 anni e 20 mesi. Sotto torchio il marito: era andato a vedere la partita 

Motta Visconti (Milano) – Una giovane mamma e i suoi due bimbi massacrati a coltellate, una villetta senza segni di effrazione ma con una cassaforte aperta e un padre disperato che chiama i carabinieri.

Questi sono gli elementi di un giallo in cui ogni tassello del mosaico sembra contraddire il precedente. Alcuni aspetti portano infatti alla rapina degenerata, altri al delitto d’impeto. Di sicuro non si tratta di un omicidio-suicidio, il coltello non è stato trovato nella casa. Allora bisogna andare a rivedere ogni più insignificante particolare sentendo l’unica persona in grado di fornire tutte le risposte: il marito, il cui interrogatorio, iniziato ieri in tarda serata è poi proseguito fino a tarda notte.

Motta Visconti è un paese di poco più di 7.500 anime sulle sponde del Ticino, dall’altra parte Garlasco, dove nel 2007 fu uccisa Chiara Poggi, entrando così nell’immaginario italiano come sinonimo di giallo. Qui in un dignitosa villetta di via Ungaretti 20 abitano i Lissi: Carlo, 32 anni, Cristina Omes, 39, e i loro figli, Giulia, cinque, e Gabriele 20 mesi. Un quadretto da «Mulino bianco». Lei minuta e graziosa, impiegata alle assicurazioni Sai del paese, tutta casa e chiesa, volontariato nella Croce Rossa, abbandonato dopo la nascita del secondo figlio, e impegno i parrocchia. Lui, laurea in economia e commercio, lavoro come informatico in uno studio milanese, sposo devoto, la accompagna tutte le domeniche in chiesa.
Sabato sera verso le 23.30 Carlo lascia moglie e figli per andare a vedere Inghilterra-Italia a casa di un amico. Rientra poco dopo le 2 e trova la donna in soggiorno, la figlia nella sua cameretta, il piccolo nel lettone matrimoniale. Tutti coperti di sangue, colpiti più volte, in particolare al collo, con un coltello, che però non si trova, escludendo così l’ipotesi di una «Medea» impazzita che ammazza i propri figli. Non ci sono segni di effrazione ma la cassaforte è aperta e mancherebbe qualche soldo. Scenari da rapina degenerata dunque: il bandito sorpreso a rubare avrebbe ammazzato la donna. Certo ma poi è difficile immaginare abbia ucciso perché «scomodi testimoni» la bimba di 5 anni e il piccolo di 20 mesi, che in base alle tracce è stato «trascinato» fino alla camera dei genitori e poi deposto delicatamente sul lettone. Quanto alla cassaforte aperta, potrebbe essere un depistaggio, come una banale disattenzione dei coniugi, proprio perché vuota.

Non ci siamo, bisogna ricominciare. Allora si scava nella vita dei due ragazzi. Entrambi sono figli di persone benestanti: il padre di lui, Francesco, è un ex artigiano piastrellista, quello di lei, Decio, un ex fruttivendolo. Dopo il matrimonio sei anni fa sono andati a vivere in un appartamento in via Matteotti, ma quando l’anno dopo è morto Decio, gli sposi si sono trasferiti nella villetta e la mamma nell’appartamento. Qui dunque la coppia avrebbero ripreso la sua vita tranquilla, anche se in paese non tutti sono pronti a giurare su tanta serenità. Qualcuno parla di dissapori, litigi, persino di tradimenti. Ma sono voci che in un piccolo centro, pettegolo per antonomasia, non mancano mai, quindi difficile stabilirne la veridicità. Nel corso della notte il marito viene sentito e risentito più volte, fornisce il quadro della propria vita coniugale, indica orari, spostamenti, spiega e chiarisce. In mattinata, gli viene concessa una breve pausa, mentre iniziano i riscontri da parte dei carabinieri di Abbiategrasso e del nucleo investigativo di Milano, raggiunti nel pomeriggio dal comandante provinciale, generale Maurizio Stefanizzi. Si avverte la voglia di arrivare alla soluzione in fretta, come ripetono più volte il procuratore di Pavia Gustavo Cioppa e il sostituto Giovanni Benelli. Si lavora per tutto il pomeriggio, raccogliendo ogni dettaglio. Poi in serata si ricomincia con il marito, sentito questa volta alla presenza di un legale fino a notte inoltrata. Non è finora emersa alcuna indiscrezione, solo un certo ottimismo da parte degli inquirenti di essere veramente vicini alla soluzione di questa drammatica vicenda.

Enrico Silvestri – Lun, 16/06/2014

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/interni/sgozzata-casa-i-due-figlioletti-1028353.html

Gustavo Cioppa domani all’Università di Brescia

L’incontro con Gustavo Cioppa si terrà domani alle 10:30 in Aula Magna.

Il sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia Gustavo Cioppa parteciperà domani, lunedì 27 novembre, all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2017/2018 dell’Università degli Studi di Brescia.

Su delega del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, Cioppa sarà presente domani, al civico 11 di viale Europa, a partire dalle 10:30 in Aula Magna.

26 Novembre 2017

Fonte: https://bresciasettegiorni.it/attualita/gustavo-cioppa-domani-alluniversita-brescia/

Ammazza moglie e figli a coltellate

Strage a Motta Visconti, Carlo Lissi crolla dopo una notte sotto torchio:

Quando ha visto che tutte le sue bugie non avevano più senso, verso le 4 del mattino Carlo Lissi è crollato: si è preso la testa fra le mani e nel silenzio gelido calato nella stanza degli interrogatori nella caserma dei carabinieri di Abbiate Grasso ha mormorato: «Voglio il massimo della pena». Poi è diventato un fiume in piena e ha raccontato in ogni dettaglio la notte dell’orrore, in cui per la malsana passione verso un’altra donna ha sterminato la sua famiglia. Sua moglie Cristina Omes, 38 anni, i suoi due bambini Giulia e Gabriele, di 5 anni e 20 mesi.

Carlo Lissi ha agito con freddezza e niente fino all’altra sera aveva fatto presagire le sue intenzioni che i carabinieri del nucleo investigativo di Milano e il procuratore di Pavia Gustavo Cioppa giudicano «premeditate».

La partita dell’Italia era infatti, data l’ora, un’occasione irripetibile per uscire di casa e crearsi un’alibi e fingere al suo ritorno la scoperta di una strage per rapina. L’altra sera, verso le 23, dopo aver sistemato i bambini a letto ed aver avuto un rapporto intimo con sua moglie, Lissi è andato in cucina, ha preso un coltello e mentre la donna stava guardando la televisione l’ha colpita alle spalle. Lei, incredula per la sua improvvisa ferocia, prima di morire gli ha chiesto: «perchè». Ma lui non le ha risposto e l’ha colpita con un pugno. Poi è salito nella stanza dei bambini. Prima ha tagliato la gola alla piccola Giulia, poi è andato nella camera matrimoniale e ha finito anche Gabriele.

Quindi verso le 23,30 è uscito dalla sua villetta in via Ungaretti a Motta Visconti ed è andato a raggiungere gli amici in un bar per vedere la partita dell’Italia. Lungo la strada ha gettato in un tombino il coltello che aveva usato per la strage. Una strage determinata dal fatto di voler eliminare la famiglia per sentirsi più libero e poter conquistare così il cuore di una collega di cui si era invaghito e che non lo corrispondeva. Un disgraziato. Avrà ciò che ha chiesto, il massimo della pena.

16 Giugno 2014

Fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2014/06/16/news/ammazza-moglie-e-figli-a-coltellate-1.35744844

Madre e due figli uccisi a coltellate

La tragedia a Motta Visconti, nel Milanese. Gli inquirenti: “Li hanno sgozzati”.

Potrebbe avere in tempi brevi un colpevole e un perché il triplice omicidio che ha scosso Motta Visconti (Milano), cittadina agricola tra Milano e Pavia, e che ha distrutto una famiglia intera, con una madre e i suoi due figli trovati uccisi nella loro abitazione.

Un delitto efferato, spietato, che ha creato «angoscia» perfino degli inquirenti. La donna, Cristina Omes, di 38 anni, e i due piccoli, Giulia e Gabriele, di 5 anni e di 20 mesi, sono stati sgozzati e sui loro corpi ci sono numerose altre lesioni che non fanno escludere un accanimento.

A trovarli è stato il padre, Carlo Lissi, di 31 anni, rincasando dopo la partita dell’Italia che aveva visto con altri amici, in paese. L’uomo è stato sentito dalla scorsa notte fino a questa mattina, e nei suoi confronti al momento non è stato emesso alcun provvedimento, anche se è rimasto «volontariamente» a disposizione degli investigatori che non hanno mai smesso di confrontare le sue dichiarazioni con quelle di parenti e testimoni, richiamandolo più volte in caserma. Il Procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, pur premettendo che «nessuna pista al momento è esclusa e che non ci sono indagati» ha però aggiunto che «gli accertamenti procedono a ritmi serrati» facendo intendere che nelle prossime ore potrebbero emergere piste precise se non dei fermi.

La coppia e i bambini vivevano in una villa nella zona residenziale di Motta Visconti, all’angolo tra via Di Vittorio e via Ungaretti, su un solo piano e con un grande giardino davanti, che è di proprietà della famiglia di lei, che gestisce un negozio di frutta e verdura. Cristina, in particolare, era conosciuta da tutti perché originaria del paese: «Lavorava come impiegata alle assicurazioni Sai – dice un residente – e prima del secondo figlio faceva la volontaria in Croce Rossa». Il marito, invece, un consulente informatico, lavorava a Milano.

Nella casa la scena apparsa ai soccorritori, intorno alle 2 della scorsa notte, è stata raccapricciante: sangue ovunque e i corpi della bambina nella sua cameretta, del piccolo nel letto matrimoniale e della donna, in soggiorno, martoriati. La cassaforte aperta e i contanti in essa contenuti, una cifra di non particolare entità, pare, spariti, ma senza segni di effrazioni evidenti sul forziere o sulla porta. Forse una messinscena. Al momento, però, non sembra che negli ambienti investigativi si dia molto credito all’ipotesi «esterna» cioè di una sanguinosa rapina, ma l’accanimento e l’assassinio del bimbo più piccolo, avrebbero fatto propendere i carabinieri di Milano, che conducono le indagini, verso un ambito privato.

In queste frenetiche ore si stanno ricostruendo i legami famigliari e le amicizie, sentendo i testimoni, che per tutto il giorno sono stati convocati in caserma a Motta e ad Abbiategrasso (Milano). Tra essi gli amici con cui il marito della vittima ha visto la partita dei Mondiali in televisione, la madre di lei, la cognata di lui e alcuni vicini che potrebbero aver udito delle grida. A mancare, oltre all’arma del delitto (ma si attendono alcune comparazioni su alcuni oggetti definiti «compatibili) è il movente, per trovare il quale si sta scavando nei rapporti privati della coppia, apparentemente buoni anche se alcuni testimoni invece avrebbero raccontato ai giornalisti di gravi problemi. Domani mattina, nella villa in via Ungaretti, è previsto un sopralluogo del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) di Parma che, sulla scena già “cristallizzata” dagli investigatori, dovrà compiere una seconda serie di più approfondite analisi.

15 Giugno 2014

Fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2014/06/15/news/madre-e-due-figli-uccisi-a-coltellate-1.35744325