Pestato e ucciso in un rogo: ergastolo in Appello al quarto imputato del delitto di Bereguardo

Confermata la massima pena per P.P., quarto imputato nel processo ai responsabili del delitto di Gioacchino Lombardo

Milano, 10 giugno 2015 – Per l’omicidio di Gioacchino Lombardo la Corte d’Appello di Milano ha condannato all’ergastolo P.P., 51 anni, originario di Torre Annunziata (Napoli), confermando la condanna che era stata emessa un anno fa dalla Corte d’Assise di Pavia che aveva accolto le richieste del pubblico ministero Roberto Valli. Quella di P.P. è la quarta condanna per l’omicidio di Gioacchino Lombardo, il 51enne di Brescia trovato morto nel luglio del 2003 in un’auto data alle fiamme alla frazione Zelata di Bereguardo ( Pavia). In precedenza erano stati condannati a 30 anni, dopo giudizio abbreviato, i due fratelli di P.P.: G.P., 43 anni, e C.P., 42 anni. V. Lombardo, oggi 37enne, figlio della vittima, era stato condannato a 16 anni sempre dopo rito abbreviato.

La vicenda, come detto, risale all’estate di 12 anni fa. Tutto era nato a causa di una donna, contesa tra Gioacchino Lombardo e suo figlio. Gioacchino fu brutalmente pestato a casa del figlio al Villaggio Prealpino di Brescia. L’uomo fu poi caricato in macchina e portato fino a Bereguardo (Pavia), dove la vettura venne data alla fiamme. Per tutti e quattro gli imputati c’era stata una sentenza di condanna di primo grado, emessa nel 2010 dal Tribunale di Brescia, con le accuse di tentato omicidio, omicidio colposo e rogo doloso. Una condanna che era stata poi cancellata, dopo che la Corte d’Appello aveva accolto la richiesta di valutare gli episodi contestati come omicidio volontario. Nel 2012 l’inchiesta è passata da Brescia a Pavia. E proprio in seguito alle indagini condotte dalla Procura di Pavia, guidata dal dottor Gustavo Cioppa, sono stati di nuovo arrestati i tre fratelli Palumbo. Gli accertamenti condotti dagli inquirenti pavesi hanno permesso di stabilire (grazie anche a rilievi scientifici) che Gioacchino Lombardo morì nel rogo dell’auto alla frazione Zelata di Bereguardo ( Pavia) e non (come era stato ipotizzato inizialmente) per le ferite riportate durante l’aggressione. La conferma è arrivata anche dall’autopsia, che ha rilevato tracce di fumo nei polmoni della vittima, confermando che fu proprio l’incendio ad ucciderlo. L’accusa è cosi passata da tentato omicidio e omicidio colposo a quella, ben più grave, di omicidio volontario.

Fonte: https://www.ilgiorno.it/cronaca/pestato-e-ucciso-in-un-rogo-ergastolo-in-appello-al-quarto-imputato-del-delitto-di-bereguardo-1.1047349

Investì il 40enne Rocco Di Nicola, pirata egiziano rintracciato grazie ai post di Facebook

Il giovane era ritornato in Egitto prima di rientrare in Italia il 13 maggio. I vigili lo hanno tenuto d’occhio grazie alle intercettazioni e ai continui post e immagini pubblicati sui social 

Pavia, 22 giugno 2015 – E’ stato arrestato, dopo tre mesi di indagine, il presunto pirata della strada che aveva travolto e ucciso un uomo di 40 anni alla periferia di Pavia. Si tratta di Edris Shehata Roshdy Attia, 21 anni, egiziano, che da diversi anni risiede a Pavia. Dopo l’incidente il giovane era tornato in Egitto e il 13 maggio era rientrato in Italia. È accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e fuga.

Le indagini sono state condotte dalla polizia locale e coordinate dal sostituto procuratore Roberto Valli sotto la guida del procuratore capo Gustavo Cioppa. Secondo gli accertamenti condotti dagli inquirenti pavesi, il giovane egiziano alla guida di una Fiat Punto azzurra nel pomeriggio di lunedì 16 marzo avrebbe travolto, a tutta velocità, Rocco Di Nicola. Invece di fermarsi per prestargli soccorso, il giovane nordafricano avrebbe continuato la sua folle corsa dirigendosi verso la frazione Calignano del comune di Cura Carpignano (Pavia). Successivamente il 21enne egiziano è tornato nella sua patria d’origine, per rientrare poi in Italia lo scorso 13 maggio. I vigili di Pavia, che hanno condotto l’indagine sotto la guida del comandante Flaviano Crocco e del commissario Maurizio Camagni, hanno seguito i movimenti della persona sospettata attraverso i tabulati telefonici, oltre alle informazioni e alle foto che il giovane postava sul suo profilo Facebook. Inoltre sono stati determinanti anche i prelievi di materiale genetico effettuati sui suoi effetti personali che il nordafricano aveva lasciato nel dormitorio cittadino di via Lunga dove ha soggiornato nei giorni che hanno preceduto il tragico investimento. Tutti elementi che hanno permesso al sostituto procuratore Valli di emettere un decreto di fermo che è stato eseguito nel pomeriggio di domenica 21 giugno, quando il 21enne è stato controllato dai carabinieri a Brugherio (Monza) in un normale servizio di appostamento sul territorio. Il giovane è stato subito condotto al carcere di Monza. La Procura di Pavia sta valutando ulteriori elementi emersi dall’indagine, per valutare se è possibile un’ ipotesi di reato ancora più grave per il 21enne egiziano fermato.

Fonte: https://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/pirata-strada-di-nicola-1.1083306

Carabinieri si infiltrano nella movida per identificare tre rapinatori

Individuati grazie alle telecamere gli autori delle rapine in centro. Sono maggiorenni

Pavia, 22 settembre 2015 – Individuati i volti dalle immagini delle telecamere, i carabinieri in borghese si sono dovuti mescolare ai giovani della movida per identificare i presunti responsabili delle rapine. I dettagli dell’operazione che ha portato a 2 fermi e a una denuncia in stato di libertà, sono stati illustrati ieri mattina in Procura dal procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa, affiancato dal sostituto procuratore Andrea Zanoncelli, titolare dell’inchiesta, e dal comandante della Compagnia di Pavia dei carabinieri, capitano Gianluca Galiotta. Le indagini sono in realtà ancora in corso per identificare altri componenti della ‘baby gang’, ma ai 3 già identificati vengono contestati nello specifico 4 episodi, 3 rapine e una tentata, commesse nelle prime settimane di settembre in centro storico: una prima l’1 settembre in viale Matteotti, due il 7 settembre in piazza della Vittoria e una (quella tentata) il 16 settembre in piazza Italia. In tutti i casi le vittime delle aggressioni erano ragazzi molto giovani, accerchiati e minaccati, anche con cocci di bottiglie e sassi, e costretti a consegnare telefonini e soldi in contanti, per bottini dunque sempre esigui.

Ma gli episodi, ripetuti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, avevano creato una netta percezione di insicurezza tra i giovani nelle strade e piazze del centro storico. E con il rischio di emulazione. Non è infatti da imputare a questa stessa ‘baby gang’ la rapina messa a segno la sera del 12 settembre in piazza del Lino, per la quale invece la polizia ha inviduato, e denunciato al Tribunale di minori di Milano, 3 presunti responsabili, fra i 13 e i 15 anni. Sono invece maggiorenni i 3 giovani identificati dai carabinieri: H.B., tunisino 20enne, e S.O., marocchino 18enne, entrambi senza fissa dimora e per questo sottoposti a provvedimento di fermo per esigenze cautelari. Denunciato invece in stato di libertà, ma per le medesime ipotesi di reato, D.R.D., 18enne pavese. Ieri per i due fermati si sono tenute le udienze di convalida, nelle quali i fermi sono stati convalidati e sono stati disposti provvedimenti di custodia cautelare in carcere per entrambi.

stefano.zanette@ilgiorno.net

Fonte: https://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/carabinieri-rapinatore-1.1323611

Bufera Asm: soldi spariti dall’azienda e finiti su un conto falsamente intestato al Comune di Pavia

Ma il Mezzabarba non ha l’accesso al deposito e alle somme, quasi 1,6 milioni di euro

Pavia, 9 ottobre 2015 – Non un buco in bilancio, ma un vero e proprio furto. Più di un milione e mezzo di euro che dal conto postale di Asm Pavia sono stati versati su un conto bancario falsamente intestato al Comune di Pavia. Il sindaco Massimo Depaoli, alla presenza dell’intera Giunta e affiancato dall’intero cda di Asm, hanno voluto fornire in conferenza sampa, ieri pomeriggio a palazzo Mezzabarba, il punto di vista del Comune e dell’azienda riguardo le indiscrezioni riportate ieri sull’esposto in Procura presentato dalla stessa Asm.

Ieri mattina il sindaco era stato ricevuto dal procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa: “Un incontro durato pochissimi minuti – riferisce Depaoli – nel quale ci tenevo ad esprimere l’interesse del Comune, che nella vicenda è parte lesa. Il procuratore mi ha solo rassicurato di aver ben compreso la gravità della vicenda e di aver avviato le indagini. Ci siamo fermati qui, ora abbiamo la massima fiducia nella magistratura che dovrà fare chiarezza sull’accaduto e individuarne le responsabilità”.

Facendo qualche passo indietro, il presidente di Asm, Duccio Bianchi, ha chiarito la successione cronologica dei tempi: “Nell’ambito di una perizia interna, compiuta per verificare l’ipotesi di cessione del ramo d’azienda della gestione calore, il 24 settembre, tre giorni dopo la risoluzione del rapporto con il precedente coordinatore amministrativo e finanziario, mi è stata comunicata dagli uffici la scoperta di queste note di credito, per la maggior parte assegni postali ma anche qualche bonifico bancario, con beneficiario il Comune di Pavia. Si tratta di diverse operazioni, dal 2011 al dicembre 2014, per l’importo complessivo superiore al milione di euro. Il 28 settembre, dopo ulteriori verifiche interne, abbiamo chiesto alla ragioneria del Comune di Pavia di verificare quelle note di credito, che in realtà al Comune non erano dovute. E si è così scoperto che il Comune non le aveva mai incassate. Così il 6 ottobre abbiamo presentato l’esposto in Procura”.

“Non si tratta di un buco in bilancio – precisa ancora Bianchi – perché tutte le uscite sono regolarmente registrate”. Però quei soldi sono stati sottratti ad Asm, e quindi al Comune, che ne è il socio di maggioranza, causando un danno alla collettività. “Per il Comune è un doppio danno – dice Depaoli – perché qualcuno si è sostituito all’ente aprendo un conto bancario falsamente intestato al Comune di Pavia”.

di Stefano Zanette

Fonte: https://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/bufera-asm-conto-comune-1.1376946

Delegazione regionale in tour sulle ex Falck di Sesto

L’assessore Brianza e il sottosegretario Cioppa sui terreni dove sorgerà la Città della Salute: “Un progetto che permetterà alla Lombardia di restare all’avanguardia”

Sesto San Giovanni (Milano), 21 dicembre 2015 – L’assessore alla Città metropolitana, Francesca Brianza, e il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Gustavo Cioppa, hanno fatto un sopralluogo alle ex Falck di Sesto San Giovanni, un’area di oltre un milione e 400mila metri quadrati dove sono iniziati i lavori di bonifica del suolo per poter ospitare la Città della Salute. Con loro l’assessore all’Urbanistica di Sesto, Edoardo Marini, e Alessandro Parolini delal società Milanosesto.

“Il sopralluogo di oggi – ha detto l’assessore Brianza – è stato fondamentale per prendere coscienza dell’importanza dei lavori dal momento che stiamo parlando di una delle più grandi aree dismesse d’Europa oggetto di bonifica che comprende, tra l’altro, edifici di archeologia industriale di assoluto rilievo e che saranno preservati a testimonianza della storia produttiva della nostra Regione”.

“La Città della Salute che si realizzerà nell’area ex Falck – ha rimarcato il sottosegretario Cioppa – consentirà a Regione Lombardia di essere ancora una volta all’avanguardia nella realizzazione di progetti eccezionali nell’interesse dei cittadini e delle istituzioni. Constatare personalmente l’impegno di coloro che stanno lavorando per l’attuazione di quest’opera, ci fa rendere conto della volontà di superare le difficoltà e di portare a termine un ambizioso progetto che è simbolo di una Regione di eccellenze e grandi professionalità”.

di PATRIZIA LONGO

Fonte: https://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/falck-regione-tour-citt%C3%A0-salute-1.1593196

Primo Maggio, premiati con “Stelle al merito” 141 lavoratori

Si tratta di persone che si sono “contraddistinte  per particolari doti di perizia, laboriosità e buona condotta morale”

Milano, 1 maggio 2017 – “Sono orgoglioso di partecipare, oggi, a questa cerimonia di consegna delle Stelle al merito del lavoro, un’antica onorificenza istituita nel 1898, che viene oggi conferita a 141 lavoratori dipendenti che prestano o hanno prestato servizio nel nostro territorio regionale”. Queste le parole del sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia, Gustavo Cioppa, a margine della cerimonia per le Stelle al Merito del Lavoro a cui è intervenuto assieme al presidente Roberto Maroni.

“L’importanza del lavoro, sancita anche dalla nostra Carta Costituzionale – ha sottolineato il sottosegretario – viene oggi testimoniata dai profili dei premiati”. Anche quest’anno, ha continuato, “vengono premiati lavoratori contraddistintisi per particolari doti di perizia, laboriosità e buona condotta morale. Proprio questi valori, che stanno alla base di una condotta di vita e di lavoro corretta, devono essere tutelati e promossi sia dalla società civile che dalle istituzioni”. Il sottosegretario ha voluto anche ringraziare il prefetto Luciana Lamorgese “per l’impianto austero e, allo stesso tempo solenne, della cerimonia, a testimonianza dell’importanza attribuita dalle Istituzioni all’evento”.

Fonte: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/stelle-merito-lavoratori-1.3079325

Festa 2 giugno, Sala: “Importante unirci e riunirci sotto la bandiera”

In piazza Duomo per il 71esimo anniversario della Repubblica anche l’ex premier Mario Monti. Porte aperte in Comune, oltre cinquemila visitatori

Milano, 2 giugno 2017 – “Tre date sono legate alla nascita  della Repubblica Italiana: il 25 aprile del 1945 (la liberazione dell’Italia), il 2 giugno del 1946 quando gli  italiani scelsero, con il referendum aperto anche al voto delle donne la Repubblica, preferendola alla Monarchia e l’1 gennaio del 1948 quando la Costituzione venne promulgata”. Lo ha ricordato il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia Gustavo Cioppa, in piazza Duomo a Milano, intervenendo alle Celebrazioni in onore del 71° anniversario della fondazione della Repubblica. Presenti alla cerimonia, tra gli altri  il prefetto Luciana Lamorgese e l’ex premier Mario Monti.

I festeggiamenti del 2 giugno sono iniziati con la cerimonia dell’Alzabandiera. “Rendere omaggio ad un simbolo così importante – ha aggiunto Cioppa – è per tutti noi, autorità civili, militari, cittadini,testimonianza di grande rispetto per gli alti valori che il nostro Tricolore rappresenta. E’ rievocare il sacrificio di un popolo che mirava, unito, ad avere giustizia, uguaglianza, fratellanza. Tre obiettivi senza i quali non ci possono essere dignità, democrazia e prosperità. Il compito che ciascuno di noi è chiamato a svolgere è riaffermare con forza i valori ed i principi alla base della nostra Repubblica e del vivere democratico. Dobbiamo riaffermare il senso del vivere insieme e la pace”.

“In un momento delicato come questo è ancora più importante unirci e riunirci sotto la bandiera”, ha proseguito il sindaco di Milano, Beppe Sala. Il primo cittadino ha anche sottolineato l’importanza di “ricordare e guardare indietro per vivere la contemporaneità”. “Dobbiamo legittimamente aspettarci un’Italia che ha un ruolo fondamentale in Europa – ha concluso il primo cittadino -. Le decisioni prese dal presidente americano sul clima ma non solo, questa ricerca di una via autonoma, mette l’Europa in condizione di essere ancora più unita. E’ importante che ci sia anche l’Italia, è il tema del momento.”

Alla parata hanno sfilato, oltre all’aeronautica militare e all’esercito, cui spetta l’organizzazione della manifestazione, la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, la polizia penitenziaria e i vigili del fuoco. Presente anche una delegazione della Croce rossa italiana. Tutti i picchetti sono stati formati da 12 elementi più uno o due ufficiali o sottoufficiali di supporto, secondo le linee guida del coordinamento militare. Intorno alle 10.30, dopo l’alzabandiera, è stato letto il messaggio del presidente della Repubblica. La manifestazione si è conclusa con il ritiro del gonfalone della città. Per garantire la sicurezza, durante la cerimonia gli accessi a piazza Duomo sono stati chiusi con transenne e controllati da agenti di polizia.

PORTE APERTE IN COMUNE –  Al termine della cerimonia, Sala si è fermato a salutare i numerosi milanesi accorsi in piazza per festeggiare la Repubblica. Inoltre, per tutta la giornata di oggi Palazzo Marino sarà aperto al pubblico, compreso l’ufficio del sindaco. Tante le persone in visita: famiglie, nonni con i nipoti, gli studenti di un liceo milanese, turisti provenienti da tutto il mondo, che hanno stretto la mano al primo cittadino e si sono fatti scattare una foto insieme a lui. Nell’ufficio di Beppe Sala c’è la grande scrivania in legno che lo segue dai tempi di Expo, quando era commissario unico e, ancora prima quando lavorava come direttore generale del Comune con il sindaco Letizia Moratti. Tra i visitatori anche due giovani turiste tedesche che hanno chiesto aiuto al sindaco per trovare i biglietti della Scala, lui gli ha fatto lasciare i contatti ai suoi collaboratori con la promessa che cercherà di aiutarle.  Alla fine sono state oltre cinquemila le persone, fra cittadini e turisti, che hanno visitato le sale di Palazzo Marino, autonomamente oppure con le guide. 

Fonte: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/festa-2-giugno-1.3167103

Funerali Tettamanzi, 5mila persone in Duomo per l’amato arcivescovo

Il saluto di Milano all’arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi, sepolto nella cattedrale accanto all’urna del beato cardinale Schuster

Milano, 8 agosto 2017 – Duomo gremito per i funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi, iniziati alle ore 11. I posti a sedere, nei banchi all’interno della Cattedrale sono tutti occupati, mentre all’esterno si è formata una piccola coda di fedeli in attesa dei controlli di sicurezza per poter entrare ad assistere alla celebrazione. Più di 5mila persone hanno partecipato al rito funebre. Già nella giornata di ieri nel Duomo di Milano non erano mancati i momenti di preghiera e commozione per l’arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi. Molti milanesi hanno pregato davanti alla bara e omaggiato così l’amatissimo cardinale, originario di Renate, in Brianza, e scomparso sabato a villa Sacro Cuore di Triuggio a 83 anni.

Trenta i vescovi presenti tra i quali: il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della cultura; il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova; il cardinale Gualtiero Bassetti, attuale presidente della Cei e arcivescovo di Perugia; l’arcivescovo emerito di Torino Severino Poletto. Presenti anche molti esponenti delle istituzioni, tra i quali il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina,  l’ex premier Mario Monti, primo cittadino milanese Giuseppe Sala, il prefetto Luciana Lamorgese e il presidente del Consiglio regionale Raffale Cattaneo. Oltre ovviamente ai familiari: il fratello Antonio, la sorella Gianna, la storica assistente Marina Oggioni e i nipoti. Le esequie sono presiedute dall’amministratore apostolico cardinale Angelo Scola – che ha iniziato la cerimonia leggendo il messaggio inviato sabato da Papa Francesco – e concelebrate tra gli altri dall’arcivescovo neoeletto di Milano monsignor Mario Delpini. Il cardinale Tettamanzi – al termine della celebrazione – verrà sepolto in Duomo, sul lato destro della cattedrale, ai piedi dell’altare Virgo Potens, dove è presente anche l’urna del beato cardinale Schuster.

L’OMELIA DI SCOLA: “La morte di questo uomo ‘amabile e amato’, come l’ha definito Papa Francesco nel suo messaggio, non è una sconfitta della vita. Al contrario, ne è la pienezza. La sua morte è una vittoria”. Queste le parole del cardinale Angelo Scola durante l’omelia. “Moltissimi di noi, penso anche a me, alla nostra lunga collaborazione e amicizia, hanno nel cuore fatti e momenti in cui ha potuto godere dell’intensa umanità del cardinale Dionigi. A essi ritorneremo quasi come a preziose reliquie. Di essi parleremo agli adolescenti, ai giovani, a figli e nipoti per aiutarli a crescere”. “Il rapporto del cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole – ha spiegato Scola -. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre”.

LE ISTITUZIONI LOMBARDE – “Prima ancora che il cardinale Tettamanzi, ho conosciuto il don Dionigi grande filosofo morale che ha ricordato a tutti noi, e lo ha fatto ancora di più da cardinale, l’importanza della dimensione della solidarietà e di una vita morale, cioè orientata al bene anche dalle scelte sociali e politiche – commenta Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo -. Questo è l’aspetto che ricordo con più forza del suo insegnamento e credo che sia anche l’eredità che ci lascia”. “Il suo forte legame con il territorio lombardo gli ha consentito di incidere anche sulle istituzioni per promuovere un fattivo contrasto alla dilagante povertà. Già dal 2008 aveva ideato il Fondo Famiglia Lavoro, che negli anni ha contribuito a sostenere numerose famiglie impoverite dalla crisi: un vero pater pauperum”, ricorda Gustavo Cioppa, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia. Nell’esprimere il cordoglio di Regione Lombardia, Cioppa ha ricordato “lo spirito paterno del Pastore milanese dedito alla cura di tutta la sua Chiesa e particolarmente attento al bene delle famiglie e dei più umili”.

IL RICORDO DEL SINDACO SALA – “Lascia un grande insegnamento: l’attenzione agli ultimi e alle famiglie. Dobbiamo trovare una forma per recuperare il suo insegnamento”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al termine dei funerali in Duomo, dell’arcivescovo emerito della città, Dionigi Tettamanzi. “Oggi qui c’e’ stata una dimostrazione di grande affetto. Come ha ricordato Delpini era facile volergli bene ed è stato giusto il richiamo a fare in modo che sia piu’ facile volerci bene”.

LA SEPOLTURA – Al termine della celebrazione, le spoglie del cardinale Tettamanzi sono state sepolte in Duomo, sul lato destro della cattedrale, ai piedi dell’altare Virgo Potens dove è presente anche l’urna del beato cardinale Schuster, di fianco alla sepoltura di uno dei suoi predecessori, il cardinale Giovanni Colombo. Al momento della sepoltura, rigorosamente privato, erano presenti il cardinale Scola (che ha guidato la preghiera), monsignor Delpini, i familiari e i più stretti collaboratori del cardinale. Dal pomeriggio di oggi è possibile fermarsi in preghiera sulla tomba. 

Fonte: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/tettamanzi-funerale-1.3320187

Anniversario omicidio Dalla Chiesa, Milano ricorda il “suo” generale

Messa di suffragio in Santa Maria delle Grazie e deposizione delle corone alla lapide commemorativa di piazza Diaz

Milano, 3 settembre 2017 – Anche Milano ricorda il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo. Nell’ambito delle iniziative promosse per commemorare il 35esimo anniversario dell’omicidio, questa mattina nella chiesa di Santa Maria delle Grazie è stata celebrata una messa di suffragio cui hanno partecipato numerose autorità civili e militari, a partire dal sindaco Giuseppe Sala. A seguire, c’è stata la deposizione di corone alla lapide commemorativa in piazza Diaz dove alle 18 si terrà invece una manifestazione incentrata sul tema “L’eredità civile del generale Dalla Chiesa”.

“Del suo lavoro e del suo insegnamento è rimasto molto qui – ha sottolineato il sindaco Sala – se tutti noi spesso abbiamo detto che era un uomo solo, rispetto alle istituzioni, certamente a Milano non lo era. Qui era tutto meno che un uomo solo: aveva una squadra forte, ha lasciato molto in termini di insegnamento. Milano è stata la realtà in cui ha lasciato poi una traccia operativa rispetto al suo lavoro”. Gustavo Cioppa, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, ha invece detto: “Dalla Chiesa non utilizzò leggi speciali ma l’uso delle armi del diritto penale e della procedura penale, coordinando le iniziative antimafia, attuando una strategia intelligente e attenta alle dinamiche criminali, anticipando di fatto le metodologie di ricerca dei flussi finanziari utilizzati dalla mafia, facendosi tra l’altro autore e interprete di modelli vincenti nell’investigazione e nell’attività di repressione”

Quelli odierni sono i primi appuntamenti di una lunga serie di eventi commemorativi che vedranno nei prossimi giorni, tra le altre cose, la realizzazione di una mostra documentale sul generale che a Milano ha prestato servizio come comandante della Compagnia Interna dal 27 ottobre 1954 al 15 ottobre 1957, comandante del Gruppo Milano Interno dal 20 dicembre 1960 al 30 giugno 1963, comandante del Gruppo di Milano dal 10 aprile 1965 al 30 giugno 1966 e comandante della prima Divisione “Pastrengo” dal 30 dicembre 1979 al 15 dicembre 1981. Le iniziative culmineranno il 28 settembre con la presentazione, all’auditorium “Testori” di Palazzo Lombardia, di un nuovo libro sulla figura di Dalla Chiesa, scritto dal giornalista Andrea Galli, nel quale viene ripercorsa la storia del generale che sconfisse il terrorismo e morì a Palermo ucciso dalla mafia.

Fonte: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/commemorazione-dalla-chiesa-1.3372446

Mafia, nel 2016 almeno 18 intimidazioni ad amministratori lombardi

La Commissione regionale e il Comitato Scientifico si impegneranno per approfondire il monitoraggio del fenomeno

Milano, 20 novembre 2017 – Sono almeno 18 gli atti intimidatori di stampo mafioso negli confronti degli amministratori locali, avvenuti in Lombardia l’anno scorso. E’ quanto emerge dal rapporto 2016 di ‘Avviso pubblico’ che ha un focus dedicato alle minacce nei confronti degli agenti di polizia municipale, con 108 casi censiti. Il tema delle minacce nei confronti degli amministratori locali e’ stato al centro di un incontro promosso oggi a Palazzo Pirelli dalla commissione speciale Antimafia e al quale sono intervenuti Gustavo Cioppa, sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Gian Antonio Girelli, presidente della commissione speciale Antimafia, Nando Dalla Chiesa, presidente del comitato tecnico scientifico, Pier Paolo Romani, coordinatore nazionale Avviso Pubblico, e Virginio Brivio, presidente Anci Lombardia.

Nelle scorse settimane la commissione speciale antimafia aveva inviato ai Comuni lombardi un questionario per raccogliere piu’ dati possibili: oltre 900 le risposte ricevute, ben 500 dai Comuni, e oltre 120 segnalazioni di casi di varia natura. “La presentazione del rapporto di Avviso Pubblico e la sintesi dei questionari inviati dalla Commissione Antimafia e dal Comitato per la legalita’ di Regione Lombardia – ha commentato Girelli – evidenziano la criticità di un fenomeno purtroppo diffuso in tutta Italia e anche in Lombardia. I numeri ci dicono che troppi amministratori pubblici subiscono vari tipi di intimidazioni, sotto forma di violenza fisica, attentati a beni, minacce in varie forme. E i dati raccolti hanno il limite di non aver raccolto tutto quanto effettivamente e’ avvenuto, essendo ancora da vincere una certa resistenza a denunciare. Ecco che allora l’impegno della nostra Commissione deve svilupparsi su tre obiettivi: – far comprendere che quando un amministratore viene minacciato non deve in nessun modo sentirsi solo, ma sentire il supporto e la protezione di tutta la rete di amministratori lombardi; – far sapere alle organizzazioni mafiose che c’e’ una risposta di tutta la realtà istituzionale al loro tentativo di minacciare e intimorire gli amministratori pubblici; – maturare la consapevolezza che ad essere minacciata, quando avvengono fatti di questo genere, non e’ la singola persona o la singola realtà, ma la stessa tenuta del sistema democratico. La Commissione regionale e il Comitato Scientifico si impegneranno per approfondire con Avviso Pubblico il monitoraggio del fenomeno e l’immediata condanna di ogni intimidazione, nonché attivare un supporto alle vittime”.

Fonte Agi

Fonte: https://www.ilgiorno.it/cronaca/intimidazioni-mafia-1.3548921