Rien ne va plus

La riflessione del Dott. Gustavo Cioppa, Magistrato, già Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia

“Il gioco d’azzardo è il miglior modo per ottenere nulla da qualcosa”
W. Mizner

Con questa breve ma incisiva espressione il drammaturgo Mizner riesce a farci capire che il gioco d’azzardo è il nulla. Certo, almeno di primo acchito, il lettore potrà pensare che questa linea di pensiero sia eccessivamente severa. È necessario avere una visione chiara e completa del fenomeno, analizzando le conseguenze negative che il gioco d’azzardo causa all’interno della società ed evidenziando le motivazioni del crescente interesse delle associazioni criminali.
Prima di procedere con la trattazione, è necessario volgere lo sguardo all’esperienza storica dell’uomo, connotata da tempo immemore dai giochi che si basano sul rischio di ogni genere: rischiare la vita, la borsa, perché è elettrizzante il rischio, intriga. Su questo fronte basti pensare al mondo greco in cui si conosceva il gioco dei dadi, oppure alla società dell’antica Roma, in cui era usuale scommettere sui combattimenti dei gladiatori. Si capisce, quindi, che l’aleatorietà legata al gioco è una caratteristica che – almeno per certi versi – è connaturata all’animo umano. Difatti, a riprova di quanto si sta asserendo, è assai rilevante che le pratiche legate a questo tipo di gioco siano riuscite a sopravvivere fino ai nostri giorni.
Attualmente, il gioco d’azzardo è regolamentato dalla normativa nazionale che distingue le strutture più ampie, rappresentate dalle case da gioco, e le cosiddette “slot machine”. Queste ultime, come si può notare, sono presenti in tantissime attività commerciali, le quali per poterle disporre devono ricevere un’apposita autorizzazione. Il problema non indifferente della diffusione endemica delle “slot machine” è che sempre più persone iniziano ad usarle e, quindi, nasce in loro la necessità di giocare sempre più spesso; in altri termini i giocatori diventano dipendenti. È necessario sottolineare, in un’ottica chiarificatrice, che la dipendenza dal gioco d’azzardo deve essere paragonata a tutti gli effetti a quella delle sostanze stupefacenti perché causa delle conseguenze particolarmente gravi alla mente di coloro che affligge. Si tratta di una malattia che le neuroscienze hanno classificato sotto il nome di “ludopatia”.
 

La condizione del ludopatico

Il ludopatico è colui che è assuefatto al gioco d’azzardo e, di conseguenza, non può fare a meno di giocare. Questo porta i giocatori ad utilizzare ingenti quantità di danaro, poiché è lapalissiano che per continuare a scommettere nelle case da gioco, per giocare alle “slot machine” e attraverso i cosiddetti “video-poker”, il giocatore è costretto ad usare danaro. Molto spesso quanto stiamo descrivendo conduce il soggetto dipendente ad usufruire di prestiti con tassi usurai, oppure lo induce a depauperare il patrimonio della propria famiglia tanto da condurla alla povertà assoluta. A prima vista questo comportamento sembrerà ingiustificato e, quindi, in ogni caso da condannare; ma si deve, come già sottolineato in premessa, cercare di avere una visione globale di questa problematica. In questo senso ci viene in aiuto una recente linea di tendenza che si sta diffondendo all’interno delle aule dei tribunali, in forza della quale si ritiene che il soggetto affetto da ludopatia – certificata clinicamente –  che compie un illecito legato alla sua condizione – basti pensare ad un semplice delitto di furto per reperire i proventi per continuare a giocare – non sia dotato di “suitas” e, quindi, non gli sia attribuibile la responsabilità penale. Le corti si stanno assestando sull’orientamento per il quale il “ludopatico” compia il reato senza la volontarietà, poiché è afflitto da una malattia che non gli consente di avere una piena coscienza della realtà fattuale. In altre parole si tratta di persone che non sono più “sui compos”.
 

Il ruolo dello Stato

Attestato che il gioco crea una pericolosa assuefazione, lo Stato ha dovuto costituire delle strutture che si dedicano alla cura ed al recupero dei soggetti affetti da ludopatia. Se da una parte queste cure sono sacrosante, perché coronano in modo effettivo il diritto alla salute del singolo individuo; dall’altra parte è innegabile che rappresentino un gravame non indifferente rispetto al bilancio della sanità pubblica. Con ciò non si vuole intendere che queste iniziative di recupero debbano essere eliminate, ma si incorre in una necessaria riflessione perché da un lato lo Stato usa come fonte di “entrata” i proventi derivanti dal gioco d’azzardo autorizzato; dall’altra, però, spende una somma cospicua nelle strutture di riabilitazione. Si tratta, a tutti gli effetti, di una criticità del sistema pubblico che non viene messa in evidenza, ma è uno spunto di riflessione che ci conduce a condannare qualsiasi norma che voglia estendere sul nostro territorio gli spazi dedicati al gioco d’azzardo.
Affianco a questo scenario sociale particolarmente drammatico vi è un fenomeno criminale latente, che si approfitta del disagio delle persone per ottenere maggiori profitti illeciti. Intanto, si deve comprendere che le attività che organizzano giochi d’azzardo clandestini sono maggiormente appetibili per il giocatore per due ragioni principali: garantiscono una vincita maggiore rispetto al gioco lecito e tutelano l’anonimato di colui che consegue la vincita. Queste due caratteristiche, all’apparenza senza significato, hanno determinato il proliferare di organizzazioni criminali – comprese quelle di tipo mafioso – che si dedicano abitualmente allo sviluppo di attività parallele che lucrano sulla debolezza dei soggetti affetti da ludopatia. Si noti, inoltre, che queste sale da gioco clandestine – spesso nel gergo giornalistico le troviamo con il nome di “bische” – sono una delle fonti migliori per riciclare il danaro proveniente dalle altre attività illecite svolte dalle associazioni criminali.
 

Una problematica con gravi ripercussioni sociali

A questo punto si è in grado di giungere ad alcune considerazioni. La prima è quella per cui attualmente il gioco d’azzardo rappresenta una problematica che ha gravi ripercussioni sociali e pertanto è necessario che lo Stato non permetta l’espansione delle strutture che svolgono l’attività del gioco. Seppure, come ci dimostra l’esperienza del proibizionismo americano, non si risolverebbe il problema ponendo un divieto assoluto al gioco d’azzardo, perché si agevolerebbero le associazioni criminali che diverrebbero, a questo punto, le monopoliste dell’attività. La seconda considerazione è quella per cui lo Stato deve ricercare la radice del problema all’interno del sistema educativo e, conseguentemente, deve promuovere in modo effettivo dei modelli culturali che rendano cosciente la popolazione delle conseguenze negative dell’assuefazione al gioco d’azzardo. La terza, ed ultima, considerazione è che il nostro Legislatore dovrebbe inasprire le pene per quanto riguarda coloro che esercitano illegalmente un’attività legata al gioco d’azzardo, in modo tale che la collettività – considerata la particolare gravità della sanzione – sia dissuasa dal compiere tale illecito.

Dott. Gustavo Cioppa

Magistrato, già Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia

Fonte: http://www.ilticino.it/2021/04/24/rien-ne-va-plus/